Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio

Di Barbara Fusar Poli e di Maurizio Margaglio, ogni amante dello sport non può dimenticare lo sguardo al termine della loro esibizione a Torino 2006. È stato uno dei momenti più toccanti di quelle Olimpiadi invernali e ha raccontato come poche immagini nella storia, una passione, uno stato d’animo. Intenso e prolungato, nella loro espressione confluirono e si accavallarono in pochi secondi emozioni diverse: c’era senz’altro la delusione per una prova al di sotto delle aspettative, ma c’era soprattutto la tensione di chi sente sempre la necessità di migliorarsi, di chi non si concede mai indulgenze o sbavature. Può sembrare strano forse ricordare questa coppia di grandissimi campioni della danza sul ghiaccio in uno dei loro momenti di difficoltà. Si potevano forse scegliere i trionfi del 2001 quando in una sola annata i due milanesi conquistarono per la prima volta, nella storia del pattinaggio italiano di figura, il campionato mondiale, il campionato europeo e la medaglia a Gelsenkirchen. Oppure la medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Salt Lake City nel 2002 o tutti i successi che hanno fatto di loro la coppia più importante sul panorama italiano della danza su ghiaccio. Si è scelto invece proprio quello sguardo. Raramente come in quell’istante è stato chiaro il lavoro, l’impegno, l’amor proprio che c’è dietro ad ogni grande sportivo, indipendentemente dal suo successo. Raramente è stato possibile capire che l’armonia e la leggerezza della danza sul ghiaccio non sono che un complicato artificio del duro lavoro, un’illusione ad arte costruita sul sudore: una lotta senza fine ai limiti artistici e fisici dell’essere umano.

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