La storia dell’apnea è fatta di rivalità intense e di sfide ai limiti delle possibilità umane. Il senso di solitudine e di fragilità suscitati dalle immagini di Umberto Pelizzari sono tra le pagine più nobili dello sport, inteso come confronto diretto tra l’uomo e la natura. Le profondità che l’umanità pensava fosse possibile raggiungere prima dell’avvento di Pelizzari non erano neanche paragonabili a quelle che “l’uomo degli oceani” ha saputo aprire agli occhi stupefatti del mondo. Il progresso tecnico da solo non basta a spiegare i progressi segnati nella disciplina dell’apnea negli Anni ’90: la differenza la fa il coraggio e il senso dell’avventura. Quando nel 1990 Umberto Pelizzari diventa protagonista, i record nell’immersione in apnea in assetto costante e in assetto variabile misurano rispettivamente 62 m e 92 m. 11 anni dopo, quando Pelizzari si ritirerà come detentore di ogni possibile record, l’italiano sarà arrivato a toccare 80 m di profondità in assetto costante, 131 m in assetto variabile regolamentato e 150 m in assetto variabile No Limits. Nel mezzo, tra il 1990 e il 2001, c’è tutta una storia di rivalità, di record contesi, strappati e riconquistati. La sua lotta per il primato mondiale con l’apneista cubano Pipin Ferreras è degna dell’antagonismo tra Enzo Maiorca e Jacques Mayol. Laureato dal 1990, ora Umberto Pelizzari è uno stimato giornalista per programmi e riviste scientifiche ed è docente presso la Scuola Normale Superiore Sant’Anna di Pisa al master di Medicina Subacquea e Iperbarica. La sua avventura sportiva ha segnato una generazione di tifosi: per molti è stato il migliore tra gli OceanMen. Ma forse è stato semplicemente un uomo senza paura, tanto meno dell’abisso.

