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  • FONDAZIONE LAUREUS SPORT FOR GOOD CORRE LA MILANO MARATHON A COLORI

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    Torna l’appuntamento con Milano Marathon, l’evento running dell’anno arrivato ormai alla 18ma edizione, il momento in cui i migliori runner si mettono alla prova.

    La passione è ciò che permette di trascendere i propri limiti. È ciò che ci fa correre quando il cuore ci scoppia nel petto, e che muove le gambe esauste dallo sforzo.
    È passione contro sacrificio, e per decidere il vincitore occorrono allenamento, cuore e concentrazione.

    QUATTRO CUORI, UN OBIETTIVO

    Nella staffetta bisogna correre come un corpo solo, rinnovare il vigore e la potenza a ogni tappa. La squadra è una cosa unica, condivide ogni secondo guadagnato, ma anche ogni posizione persa. Quando la combinazione è perfetta, il risultato è bruciante, la vittoria unica, un ricordo indelebile per quattro grandi atleti. Superarsi significa essere migliori, nel fisico come nel cuore.

    Ogni passo, ogni curva superata sono stati un passo e una svolta per Fondazione Laureus che rende questo mondo un posto migliore. Una bella giornata di primavera ha accolto i 20mila partecipanti della XVIII edizione di Milano Marathon.

    Inoltre, 10mila piccoli runner con i loro accompagnatori hanno corso per passione e per crescere meglio dentro il cerchio dello sport.

    Andrea Trabuio, Direttore di Milano Marathon, ha commentato: “La nostra maratona è diventata maggiorenne, ed è un piacere per noi assistere alla crescita costante di questo evento. 20mila persone hanno corso con noi quest’anno, accompagnate dall’entusiasmo di una Milano sempre più coinvolta e vicina ai runner in questa grande giornata di festa, in cui abbiamo registrato un nuovo record con 5.534 finishers della maratona”.

    La manifestazione è stata trasmessa non soltanto in Italia, ma anche in Asia e in Australia.

    Alcune curiosità

    L’uomo più anziano a correre è stato Giuseppe Degrassi, classe 1937, e tanti i francesi, 285 runner che hanno deciso di partecipare alla competizione meneghina. La seconda regione più rappresentata per numero di iscritti, dopo la Lombardia, è stata quella del Piemonte.

    Il percorso

    1a Frazione: corso Venezia >> via Mario Pagano (km 13,0)
    2a Frazione: via Mario Pagano >> via Federico Caprilli (km 11,2)
    3a Frazione: via Federico Caprilli >> via Benedetto Croce (km 6,7)
    4a Frazione: via Benedetto Croce >> corso Venezia (km 11,3)

    Per Laureus, alla partenza della Milano Marathon 275 persone hanno corso tra staffettisti e maratoneti.

    Presenti personaggi di primo piano come Ivana Di Martino, ultramaratoneta, Marco Mordente, ex giocatore di basket e medaglia d’argento alle olimpiadi 2004 e Alberto Cova, mezzofondista oro mondiale a Helsinki 1983 e oro olimpico a Los Angeles 1984 nei 10000.

    Ed inoltre le ex ginnaste Daniela Masseroni e Fabrizia D’Ottavio e il pilota Gian Maria Gabbiani.

    Le aziende protagoniste al fianco di Laureus sono state Bosch, all’interno del progetto “Allenarsi per il futuro”, Adecco, Gruppo Richemont con il suo Running Team e Randstad.

    I gruppi di runner sostenitori

    Tifo, entusiasmo e spirito sportivo sono il filo conduttore che ha legato i gruppi di sostenitori Laureus più motivati e colorati. Mancavano solo i Pokemon. Tutti allenatissimi e grintosi, hanno ognuno una caratteristica specifica, una sorta di personalità di gruppo che li unisce identificandoli come singoli insiemi.
    Eccoli:

    Impossible Target, runner per hobby e per passione, alcuni con ultramaratone al loro attivo. Sono i Supereroi dei bambini Laureus.

    Allenatori Laureus, i punti di riferimento dei ragazzi che crescono grazie a loro nello sport per un futuro migliore.

    Novy Gagarin, gli amici del Mongol Rally in partenza a luglio da Milano e che in un mese ‘atterreranno’ in Siberia a Ulan Ude. Questa corsa a scopo benefico ha come tema del viaggio #astronauti e il viaggio spaziale. In primissima fila un Pandanauta bianco e nero e due Astronauti, citatissimi da tutti i media accreditati alla manifestazione.

    – 1 staffetta con Roberta Guaineri, Assessore a Turismo, Sport e Qualità della vita del Comune di Milano che è una grande sportiva con il debole per la corsa. Il suo impegno per la città guarda alla cultura della legalità da realizzarsi con la diffusione dello sport e della cultura nelle periferie. L’Assessore, con un braccio rotto, ha deciso di correre comunque per sostenere Laureus Italia.

    Gazzelle On The Road, atletiche runner che compongono un affusolato gruppo al femminile.

    Magnifica la parata finale alle 14 per chiudere una giornata di festa all’insegna della solidarietà, magliette blu Laureus e costumi di Supereroi insieme a panda e astronauti.

    Un grazie di cuore a chi ha partecipato e ha permesso a Laureus Sport for Good di sostenere, con l’importo donato, 3 bambini nel loro percorso sportivo del prossimo anno.

    Grazie a tutti i nostri eroi presenti anche in remoto, a cui ricordiamo che possono continuare a sostenerci tramite Rete del Dono https://www.retedeldono.it/it/progetti/laureus-fondazione-italia-onlus/be-a-hero-milano-marathon-2018 

    On April 16, 2018
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  • Chiara Mariani sport

    LO SPORT PLASMA I GUERRIERI. LA STORIA DI CHIARA

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    Chiara è sempre stata sovrappeso, a quarant’anni pesava centotrenta chili.  Allenatrice Laureus da tre anni e di una squadra femminile di basket in serie B. Tutto a Milano. Allena dall’età di diciotto anni, l’ha sempre fatto anche in abbinamento alla sua attività ‘principale’: web designer prima e assicuratrice poi, sempre un lavoro di squadra, questa è la costante. Chiara a più riprese nella sua vita ha deciso di cambiare: studiava giurisprudenza ma non era la cosa giusta, lavorava in un’azienda ma dopo anni non era più il suo posto. Una compagna di allenamenti formava istruttori di minibasket, e Chiara ha colto la sua l’occasione, anche se allora non lo sapeva.

    Nel 2014 si ritrova senza un lavoro ufficiale, la famosa maschera sociale da rispettare per fare tutti contenti e nell’ottica di amici e parenti guadagnarsi la vita. Lei che da sempre fa il tifo per tutti gli sport tranne il calcio: ”Lo possono fare tutti, è l’unico sport in cui si usano i piedi, la parte del corpo più lontana dal cervello”, dice sempre scherzando.  Lei che a giocare a pallacanestro ha iniziato quasi per caso. Quanto possono essere importanti le giornate dedicate allo sport nella scuola? E’ così che Chiara è scesa in campo e ha scoperto una disciplina che sembrava più divertente delle altre. A nove anni riceve il primo rifiuto. “Ci dispiace abbiamo solo la squadra maschile di basket”. E qui poteva finire tutto.

    Per fortuna le squadre femminili sono nate e sono andate avanti con lei e il suo entusiasmo, alle medie, alle superiori, all’università…”Non volevo diventare giocatrice di professione, ma mi è sempre piaciuto tanto il basket”. Era bello guardare L’Olimpia dagli spalti con papà al Palatrussardi, era bello essere protagonista in campo con compagne che sono diventate amiche di una vita.

    Una vita che le ha proposto tante sfide, anche dolorose. Dal 2014, disoccupata, si dedica finalmente all’allenamento ogni pomeriggio, il suo cammino l’ha portata proprio là dove voleva andare. E in meno di un anno ha perso cinquanta chili “perché era arrivato il momento di provare”. Grande è un aggettivo che riassume Chiara anche se lei questo aggettivo proprio non se lo riconosce. Oggi vive di basket, il suo sport.  Grande è la sua forza di volontà, grande è la sua passione che da anni la vede in panchina e in campo, con bambini, ragazzi e adulti, una passione che la porta ogni domenica in un palazzetto diverso, una passione di cui è simbolo il casco dello scooter a forma di palla da basket.

    Grande è l’eco della sua voce quando allena, quando ride di gusto, quando chiacchiera con i suoi piccoli grandi giocatori. Grande è l’amore per la sua famiglia, dalla sorella al papà ai nipoti.

    Finché a maggio 2017 si presenta una nuova, enorme sfida: la malattia. E’ davvero importante la massa tumorale che da un anno a questa parte Chiara combatte: ciclo di chemioterapia, poi radioterapia e ricostruzione.

    Tutto questo, che avrebbe fermato anche un eroe, incredibilmente non le ha impedito di continuare. Lei dice che è stato solo un timeout, e in parallelo alle cure pesantissime, dopo qualche ora di riposo, si butta nell’allenamento con i suoi bambini di via Polesine. Nemmeno l’operazione nei giorni prima di Natale è servita a fermare Chiara.  Con le compagne di basket che in ospedale dopo l’operazione hanno animato il reparto di oncologia con le loro chiacchiere.

    A gennaio lei era già in campo con i drenaggi nascosti sotto una maglia un po’ più larga. “Nella pallacanestro non c’è niente di deciso, tutto può succedere, come nella vita. L’importante è non fermarsi.”

    Allenare la rende felice e appagata. “Sento di trasmettere qualcosa – dice – sono protetta dalla fortuna dell’allenatore, quella che quando spieghi a un bambino come fare canestro ti fa ritrovare ad assistere al suo primo magari unico successo…e lui ti guarderà come se la sua vita da quel momento fosse magicamente cambiata”.

    Allenando, Chiara diventa il mezzo che i bambini hanno per realizzare un sogno. Queste sono le motivazioni per cui non riesce proprio a fermarsi, i suoi bambini e le sue ragazze le danno una forza che nessuna medicina o ormone può dare. L’esperienza con Laureus è stata un’importante scossa per Chiara: “A soli venti minuti da casa ho scoperto una Milano nella quale io ero la straniera, un quartiere in cui tutto era più difficile”.

    Oltre a tutto il resto, al mattino Chiara va a correre e alla sera si allena con suoi over 40. In questo momento di ripresa dopo l’intervento Chiara si prepara per la Staffetta della Milano Marathon, che correrà con la maglietta di Fondazione Laureus. “Corro piano ma non certo per vincere, io corro per i bambini”. Chiara ha trovato la sua forza nello sport. La sua energia è la scintilla che Laureus vuole accendere nelle nuove generazioni: mai fermarsi, mai rinunciare. Chiara lo testimonia ogni giorno, lo sport plasma guerrieri.

    On March 27, 2018
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  • COPPA LAUREUS E IL VALORE DI UNA PARTITA VERA ..

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    “Per i bambini la giornata di sabato non era una semplice partita, ma un evento che aspettavano con ansia da tempo” dice Maria, tutor sportiva in campo con i ragazzi. “Alcuni di loro, che hanno iniziato ad allenarsi quest’anno, non avevano ancora mai partecipato ad una partita vera. Altri invece sapevano bene di cosa si trattasse e aspettavano ancor di più la possibilità di giocare contro gli avversari sotto gli occhi dei propri genitori e allenatori”. È proprio questo il momento emozionante, quello in cui famigliari occupati e talvolta distanti prendono atto finalmente degli sforzi dei loro figli, per sentirli un po’ più loro, più vicini, sangue del loro sangue e forse fare anche un po’ di sano tifo…

    All’inizio i bambini della scuola Baroni erano così in ansia che temevano di entrare in campo, soprattutto le bambine. È stato importante durante il riscaldamento farli andare sul campo a familiarizzare con le distanze e il canestro nuovi, così giocando hanno superato questa prima paura molto forte.

    coppa laureus_1

    Poi la partita, quante emozioni! Voglia di giocare, paura di fronte a tutte queste persone e timore di non saper fare, e poi molte altre. Continua Maria: “Alcuni erano eccitati a tal punto che non riuscivano a stare seduti in panchina in attesa di andare sul campo; altri intimoriti erano quasi congelati, immobili e volevano sembrare invisibili. Tutti però avevano la curiosità di vivere questa grande esperienza di fare una vera partita, contro degli avversari, con una divisa della squadra, con un arbitro e degli spettatori”.

    Quando si vivono esperienze così per la prima volta da bambini, queste diventano i ricordi che contrassegnano l’infanzia e rimangono da qualche parte nella memoria dei futuri adulti. Quando, ormai donne e uomini, dovranno giocare le partite della vita, l’entusiasmo e la frustrazione che aiuta a crescere, il senso del limite che le regole sportive danno all’esuberanza e all’aggressività saranno pilastri su cui si appoggeranno forse inconsapevolmente. E questi pilastri hanno una radice lontana, quel torneo di basket

    È stato sabato 24 febbraio che si sono svolte le semifinali della prima “COPPA LAUREUS”. Un torneo di minibasket che ha visto coinvolti i gruppi dei progetti Laureus delle classi quarte e quinte elementari delle scuole Polesine, Vallarsa, Montevelino e Baroni di Milano.

    Questo primo evento, che ha emozionato e creato ansie ed aspettative nei ragazzi ma anche negli allenatori e forse nei parenti più vicini come mamme e papà, si è svolto presso il centro sportivo Saini di Milano in collaborazione con il partner di progetto di Laureus, la ASD Basket Femminile Milano.

    Lo scopo era quello di permettere ai bambini di confrontarsi con una partita ‘vera’, perché sappiamo che lo sport, per essere davvero vissuto nella sua totalità, necessita di un momento di confronto con l’altro, un avversario con cui misurarsi secondo le proprie capacità, scoprendo il bello di metterci tutto se stesso verso un obiettivo da raggiungere.

    È così che ci si appassiona, si scopre il sapore della vittoria per tornare ad allenarsi ‘forte’ con la spinta di chi vuole vincere ancora, ma anche il sapore della sconfitta, per scoprire che si può ripartire da lì con la voglia di crescere e imparare.

    La giornata della Coppa è stata davvero una festa. Sia le famiglie che i bambini l’hanno vissuta come tale, in quella che poi hanno sentito come una occasione unica.

    A bordo campo mamme e papà di tante nazionalità diverse, uniti insieme in un tifo caloroso, a supportare i propri bambini. In campo tanto impegno e divertimento, scoprendo il bello di giocare e misurarsi secondo le regole dello sport!

    coppa laureus_2

    Per dare un piccolo spazio alla cronaca, le due semifinali hanno visto le vittorie della scuola Polesine, nel derby contro la scuola Vallarsa, e della scuola Montevelino che ha battuto la scuola Baroni.

    Il 24 marzo ci saranno le due finali e la festa d’onore con degli ospiti e dei fan molto speciali…i Super-eroi! che stanno correndo a sostegno dei progetti Laureus.Be a hero’ il loro slogan, e conoscendoli c’è da crederci! Corridori nell’anima, corridori della vita ed eroi di ogni giorno. -> visita il link dell’evento

    In palio ci saranno il premio alla squadra vincitrice, al ‘giocatore più coraggioso’ e a quello più ‘collaborativo’. Si accettano previsioni.

    Lo sguardo di Gianni, coordinatore degli allenatori, sull’evento ci dice molte cose. Prima di tutto i perché della Coppa Laureus. “Volevamo dare ai bimbi uno degli elementi specifici dello sport, la partita. Volevamo dare il concetto di orgoglio legato alla propria scuola. Volevamo che i genitori si assumessero la responsabilità dei propri figli che fanno sport accompagnandoli. Volevamo che genitori di etnie e religioni diverse concentrassero il loro tifo sulla squadra dei propri figli. Volevamo dare agli allenatori ed ai loro bambini materiale emotivo, tecnico ed educativo per i prossimi allenamenti. Volevamo dare agli insegnanti l’opportunità di vedere i loro bimbi all’opera. Volevamo trasferire l’idea di Laureus. Volevamo proporre due valori alti e premiarli: il coraggio e l’altruismo verso tutti i bambini. E forse ci siamo riusciti”.

    Così pare anche ad Ilaria, tutor di riferimento insieme a Maria: “Sono rimasta colpita dalla presenza notevole dei bambini e delle loro famiglie, presenza emotivamente partecipativa e decisamente integrata. In particolare ho sentito forte la gioia, l’energia e la competitività per la prima volta nelle nostre squadre. Gli allenatori che sembravano giocarsi la panchina in caso di sconfitta… i cartelloni preparati a scuola… Esperienza molto intensa. Non vedo l’ora che si giochi la finale!”.

    On March 15, 2018
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  • SROI, CAMBIA IL FUTURO. IL VALORE SOCIALE DELLO SPORT

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    “Il primo sasso nello stagno di un’energia forte”. Così Maurizio Dallocchio, Professore Ordinario di Finanza Aziendale all’Università Commerciale Luigi Bocconi, ha aperto l’incontro di presentazione dei risultati dell’analisi SROI – Social Return on Investment –  di Fondazione Laureus.

    L’evento si è svolto presso la stessa Università milanese alla presenza di autorità, manager, giornalisti e sportivi. Un parterre con gli occhi puntati sulla presentazione di Clodia Vurro, Responsabile Scientifico del progetto. I dati raccolti nel triennio e nel periodo di riferimento precedente sono stati forniti da Vincenzo Walsh, Responsabile Progetti di Laureus. Walsh è infatti convinto che i finanziatori dei programmi sportivi comunitari devono investire non solo nell’attuazione dei progetti, ma anche nel monitoraggio e valutazione degli stessi, restituendo una rendicontazione da parte di Enti terzi.

    Il professor Dallocchio ha evidenziato che “l’attività di Corporate Social Responsibility – CSR – nell’immediato ha un costo, ed oggi ci troviamo a riscontrarne anche i risultati”. La Professoressa Vurro infatti ci parla di radici poste sei anni fa con il progetto Laureus – Ecorys.

    Oggi l’accountability – o rendicontazione – del progetto triennale 2014 – 2017 sull’attività milanese della Fondazione ci dà la misura dell’impatto del cambiamento generato. Anche Marvin Hagler e Giacomo Agostini, campioni del mondo pluripremiati in due grandiose discipline sportive come il pugilato e il motociclismo e Ambassador Laureus, ne prendono atto con grande soddisfazione. Una lancia spezzata a favore del valore aggiunto dello sport sui ragazzi e sulla comunità di riferimento.

    Clodia Vurro spiega come “l’analisi SROI è l’impegno di valutare l’efficacia di un modello di intervento sociale nel modificare lo status quo”.  Questa affermazione racchiude il senso e l’obiettivo dell’intera ricerca.

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    “I benefici – prosegue – vanno dall’identificazione dei driver interni alla facilità di comunicazione, includendo nel processo semplificazione e standardizzazione”.

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    Interviene in apertura Ruggero Magnoni, Presidente di Fondazione Laureus Sport for Good. Il Presidente ricorda che “Laureus è stata fondata nel 2000 creando un movimento internazionale forte intorno allo sport. Le risorse si sono subito trasformate in progetti. E ci troviamo oggi a confrontarci con la misurabilità dell’efficacia del nostro intervento”.

    Daria Braga è il Direttore Fondazione Laureus Italia, Psicologa-Psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva e dell’adolescenza. Sintetizzando efficacemente l’attività della Fondazione Laureus, ci parla di “un contesto psicoeducativo che propone un modello specifico di intervento. Ed è la rete di attori coinvolti – minorenni a rischio, psicologi, allenatori, insegnanti, scuole – a dare una grande potenza al progetto”. Quanto ai numeri, “del 2005 sono stati coinvolti oltre 2000 bambini, 70 organizzazioni e 20 attività sportive”. Per un totale investito di 10 milioni di euro. “Da questo gruppo è stato scelto un campione rappresentativo – continua Daria Braga – da uno dei progetti della Polisportiva Milano”.

    Presente anche Teresa Zompetti, Responsabile CSR per il CONI. Intervistata da Valentina Fass, giornalista di Sky, si sofferma sullo sviluppo sociale creato attraverso lo sport e sul valore aggiunto creato per il territorio. Un percorso comune strutturato tra il CONI e Laureus sta mettendo le basi per moltiplicare i benefici delle attività sportive sui minori e sugli Enti locali. Il progetto congiunto “Vincere da grandi” vede in Laureus un partner ottimale per accompagnare e valutare il progetto attraverso il suo staff di psicologi e coordinatori educativi.

    Roberta Guaineri, Assessore a Turismo, Sport e Qualità della vita del Comune di Milano ama l’arte contemporanea ed è una grande sportiva con il debole per la corsa. Il suo impegno per la città guarda all’internazionalizzazione e alla cultura della legalità da realizzarsi con la diffusione dello sport e della cultura nelle periferie. Questi fattori l’hanno portata a intervenire al dibattito, con grande esperienza e cognizione di causa. “Siamo davanti ad un approccio costruttivo e sistemico. Lo sport a mio avviso, ancora più della cultura, è uno strumento di crescita. Conosco Laureus da tanti anni e ricordo ancora, dopo una maratona, la lettera di un ragazzino coinvolto nell’allenamento per la staffetta. ‘Per la prima volta – scriveva – ho avuto uno scopo nella vita’. Qui dentro c’è tutto”. “Un momento molto importante nello sport di squadra è il dopopartita – prosegue l’Assessore Guaineri -, il famoso ‘terzo tempo’. È fondamentale per consolidare i rapporti tra i ragazzi”. L’Assessore Guaineri, intervistata sull’argomento, cita poi l’importanza del partenariato tra pubblico e privato, normato anche dalla legge.

    In chiusura della Tavola Rotonda Stefano Sacripanti, grande allenatore di pallacanestro e dal 2006 head coach della Nazionale italiana Under 20, risponde alla domanda di quanti grandi talenti hanno lasciato lo sport per incompatibilità con la scuola. “Rispetto a prima, quando lo sport era spesso visto degli educatori come una perdita di tempo, ora l’ottica è cambiata. C’è sicuramente maggiore elasticità da parte degli insegnanti, tanto che i risultati sportivi entrano come punti di credito per gli esami di Maturità”. Su questo Pierluigi Marzorati, ingegnere e giocatore icona della Pallacanestro Cantù, docet.  Laureato in ingegneria civile, è stato per questo soprannominato ingegnere volante per la rapidità dei suoi contropiedi.

    On March 12, 2018
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  • Con lo sport puoi farcela, anche se non sei Michael Jordan

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    Un bambino come tanti altri, forse un po’ sovrappeso, che sbrigativamente si potrebbe definire iperattivo. È Carnevale e sul viso ha una grossa cicatrice dipinta, vistosa ed eccessiva, il segno di una vita in una periferia complicata. E ciò che lui mette in scena è la ferita. Dove è la mamma? E il padre? Gli educatori si fanno inutilmente queste domande. Come trascorre il suo tempo? Dalla violenza del suo atteggiamento sembra chiaro che a casa botte e maniere forti siano l’unico linguaggio. È questa la vita passata attraverso gli otto anni di Marcus.

    Il nonno che lo accompagna e lo viene a prendere a scuola ha le rughe e i capelli bianchi, il bastone e il passo rallentato. Potrebbe avere avuto un incidente, zoppica in modo troppo accentuato.. Se a casa intravvediamo per Marcus solo abbandono e trascuratezza, l’unico che si prende cura di lui come può, che controlla il diario, lo accompagna puntuale al mattino e lo riporta a casa al suono della campanella è proprio il nonno, un uomo solo, anziano, che parla solo dialetto e non conosce modi per addomesticare i disturbi della crescita del nipote, ma che per lui è una certezza, lui a modo suo c’è sempre. Che futuro attende Marcus?

    La scuola di via Polesine a Milano vanta un team angelico invidiabile che supporta bambini e bambine in crescita in una periferia milanese sempre più degradata. Non è magia, è frutto di un percorso formativo: in questa storia gli angeli si manifestano come persone in carne ed ossa. Le maestre Silvia e Paola, mamme di professione, che lasceranno il segno nella vita di Marcus e molti altri bambini. E poi Chiara, Giulia e Antonio, gli allenatori di minibasket, fischietto al collo e sorriso, a testimonianza che la vita anche in piazzale Corvetto può essere meravigliosa.

    Mentre la Fondazione Laureus sta celebrando gli Sports Awards, la più prestigiosa competizione mondiale in questo settore, il Direttore Daria Braga ci ricorda che “Oggi esiste una preoccupazione diffusa. Avvertiamo che il futuro di noi tutti passa attraverso le qualità umane delle future generazioni. Società, scuola e famiglia sono alla ricerca di alleati per riuscire a costruire persone capaci di dare il meglio di sé con lealtà, coraggio, abnegazione, capacità collaborativa, senso del competere dentro un sistema di regole condivise, senza scorciatoie, senza barare con il mazzo di carte della vita”. Questo è il nocciolo della filosofia della Fondazione Laureus, che tutti possiamo e dobbiamo sostenere per aiutare i bambini ad uscire da un vicolo cieco.

    Il basket è uno sport di punta degli Awards, ed è il miracolo che ha sollevato dalla polvere il piccolo Marcus. Lui è’ stato inserito nel progetto Laureus minibasket l’anno scorso, con grandi difficoltà…le sue difficoltà erano su tutti fronti: rapido nel correre fuori dalla classe o nel tirare calci e pugni, ma lento nella lettura nel calcolo e nella scrittura…ogni impulso in Marcus era fuori controllo, un abbraccio troppo stretto, una spinta troppo forte, bambini o adulti era indifferente, urla e parolacce erano intervallate da parole dolci e sussurrate…Il suo sorriso poteva scatenarsi in un pianto disperato senza motivo…nessun compagno aveva il coraggio di avvicinarsi a lui , nessuno tentava di giocare con lui…Le maestre in attesa di un insegnante di sostegno hanno giocato la carta dello sport per aiutare Marcus . Nei primi allenamenti restava in campo solo qualche minuto, litigava con la metà dei compagni e poi spalancava le porte a vetro e correva nel cortile della scuola senza sosta per un’ora, alla disperata ricerca di un po’ di pace. A volte la sua disperazione era tale da fargli trovare la forza di sollevare panche e sedie e scaraventarle con quella furia che percorreva la sua testa e il suo corpo, una furia in attesa di un nome e di una cura. Disturbi dell’attenzione, iperattività, difficoltà relazionali…quanto può influire un’etichetta sul modo di essere di una persona e ancora più di un bambino?

    Marcus in palestra era semplicemente un giocatore come tutti gli altri, messo in panchina all’occorrenza, corretto nei fondamentali, preso ad esempio per la sua velocità nel correre da una linea all’altra. Per qualche mese il suo livello di attenzione non raggiungeva l’ora ma gli allenatori alternavano momenti di gioco a momenti in cui Marcus poteva essere una sorta di aiutante/viceallenatore, finalmente riconosciuto per qualcosa che sapeva fare bene, che fosse riordinare o fischiare e non più differenziato dagli altri.

    In campo nessuno lo ha più allontanato né provocato, anzi i compagni hanno iniziato a cercarlo e solo nel contatto con loro questo bimbo ha imparato a dosare la forza delle sue spinte e dei suoi abbracci, avere degli amici non era così male. Tutto quello che è un po’ troppo fa paura inizialmente…ma le guide tra i banchi di scuola e in campo possono costruire scenari unici.

    Ci dice Giulia, la sua allenatrice, che ha già vissuto lo stesso tipo di realtà a Napoli: “Marcus ha fatto enormi cambiamenti in positivo. Ancora adesso è spesso al centro di litigi, ma fortunatamente ha imparato a riconoscere in me l’autorità e mi rispetta”. “Mi rendo anche conto – prosegue – che va avvicinato con dolcezza, un linguaggio che lui non conosce. Le sue richieste di affetto hanno mille sfumature”.

    Il miracolo di Marcus e del suo sapere stare meglio in mezzo ai compagni è uno dei tanti miracoli dello sport: il confronto con i compagni, la condivisione di un campo, di uno spogliatoio e di un urlo liberatorio a fine allenamento tolgono etichette superflue e fanno sentire squadra le personalità più disparate. Squadra che per qualcuno diventa sinonimo di famiglia, e quando senti che per qualcuno sei indispensabile, diventi un miracolo vivente. Oggi Marcus è parte del team di Milano in via Polesine e si prepara ad affrontare il torneo di marzo con entusiasmo. Passione, tenacia ed impegno: chi di noi non lo vorrebbe nella sua squadra?

     

     

    On February 22, 2018
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  • Laureus logo

    NOMINATION LAUREUS WORLD SPORT AWARDS 2018

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    Le abbiamo aspettate a lungo ma finalmente sono arrivate! Le nomination per i Laureus World Sport Awards 2018 che si terranno a Monaco martedì 27 febbraio. Otto le categorie che assegneranno un premio nel corso della cerimonia e tra i nominati anche un italiano, Valentino Rossi, nella categoria “Comeback of the Year”.

    ROSSI E LA NOMINATION AGLI AWARDS

    Il comeback di Rossi inizia ad agosto 2017. Un grave infortunio, durante una seduta di allenamento la scorsa estate, gli provoca la frattura di tibia e perone. La corsa al ricercato decimo titolo mondiale è ormai compromessa ma il Dottore non ha mai perso la voglia di combattere che lo ha contraddistinto durante la carriera. Infatti dopo solo 24 giorni, Rossi era di nuovo in sella a una moto per disputare una gara del Motomondiale. Il pilota della Yamaha terminerà il mondiale in quinta posizione collezionando buone prestazioni anche post-infortunio.

    Gli altri sportivi in gioco nella tua categoria saranno: Chapecoense, Barcellona, Roger Federer, Sally Pearson e Justin Gatlin e sono determinati nel portare a casa l’ambito premio. In bocca al lupo Valentino da tutta Laureus Italia!

    Ecco la lista completa dei nominati per ciascuna delle otto categorie in gioco. Ricordiamo che anche tu puoi contribuire a scegliere il vincitore della categoria “Best Sporting Moment of the Year”! Come? Votando sul sito Mylaureus.com 

     

    elenco nominati laureus awards 2018

    On January 16, 2018
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  • Bando sport di periferia

    SUCCESSO PER IL BANDO SPORT DI PERIFERIA

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    Il giorno 8 gennaio è scaduto il termine per poter presentare domanda per partecipare al bando “Sport di Periferia”. L’iniziativa fortemente voluta da Fondazione Laureus Sport for Good Italia ONLUS,  la Fondazione Banco di Napoli e Meridonare ha suscitato un grosso riscontro in termini di entusiasmo e fermento da parte degli addetti al lavoro ma non solo. Queste tre realtà hanno collaborato insieme per avviare un percorso di costruzione e condivisione di obiettivi di prevenzione e riduzione del danno su minori provenienti da contesti difficili di aree urbane della città di Napoli. Lo sport farà da motore ed energia con l’obiettivo di sviluppare comunità.

    Il Bando vuole stimolare azioni su diversi livelli: territoriale, per facilitare l’interconnessione di relazioni sociali e progettualità educative tra enti del terzo settore e società sportive che lavorano negli stessi territori; educativo, attraverso l’ampliamento, l’integrazione e l’arricchimento dell’offerta di proposte educative presenti su un territorio con un’attività sportiva a forte valenza formativa; sociale, attraverso la promozione dell’integrazione e dell’inclusione sociale di soggetti svantaggiati. Le risorse previste per i tre progetti finanziabili nella città di Napoli sono pari a un ammontare massimo complessivo (in funzione della qualità delle proposte pervenute) di 60.000 euro, ugualmente conferite dalle Fondazioni. Ciascuno dei tre progetti sarà supportato dalle Fondazioni per un totale massimo di € 20.000 € per progetto. Fondazione Laureus metterà inoltre a disposizione dei progetti finanziati un team di formatori, consulenti ed esperti nell’area monitoraggio e valutazione al fine di garantire la più corretta implementazione dei progetti sportivi/educativi.

    Adesso parte la seconda fase del bando, quella della valutazione e dello studio delle diverse proposte pervenute. Successivamente per i progetti più interessanti si avvieranno campagne di raccolta fondi sulla piattaforma di crowfunding Meridonare.

    On January 12, 2018
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  • Bando sport di periferia

    SPORT DI PERIFERIA

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    Nel rinnovare il loro impegno di sviluppo e promozione sociale, la Fondazione Laureus Sport for Good Italia ONLUS, la Fondazione Banco di Napoli e Meridonare hanno avviato un percorso di collaborazione, costruito sulla condivisione di obiettivi di prevenzione e riduzione del danno su minori provenienti da contesti difficili di aree urbane della città di Napoli.

    Nel dettaglio con il Bando “Sport di periferia”, l’attenzione si rivolge allo sport quale motore per lo sviluppo di comunità nella città di Napoli. Il Bando vuole stimolare azioni su diversi livelli: territoriale, per facilitare l’interconnessione di relazioni sociali e progettualità educative tra enti del terzo settore e società sportive che lavorano negli stessi territori; educativo, attraverso l’ampliamento, l’integrazione e l’arricchimento dell’offerta di proposte educative presenti su un territorio con un’attività sportiva a forte valenza formativa; sociale, attraverso la promozione dell’integrazione e dell’inclusione sociale di soggetti svantaggiati.

    Il Bando prevede la presentazione di tre Proposte di Progetto, in formato elettronico, entro le ore 12 del giorno 8 gennaio 2018, cui seguirà il processo di valutazione volto a selezionare quelle ritenute più valide e capaci di generare valore sociale sul territorio.

    Le risorse previste per i tre progetti finanziabili nella città di Napoli sono pari a un ammontare massimo complessivo (in funzione della qualità delle proposte pervenute) di 60.000 euro, ugualmente conferite dalle Fondazioni. Ciascuno dei tre progetti sarà supportato dalle Fondazioni per un totale massimo di € 20.000 € per progetto. Fondazione Laureus metterà inoltre a disposizione dei progetti finanziati un team di formatori, consulenti ed esperti nell’area monitoraggio e valutazione al fine di garantire la più corretta implementazione dei progetti sportivi/educativi.

    Il Bando vuole promuovere nuove forme di finanziamento attraverso la partnership con Meridionare S.r.L. la prima piattaforma di crowdfunding sociale meridionale che promuove le migliori idee del mezzogiorno e sostiene progetti sociali, culturali e civici che, grazie alla forza del web e della solidarietà, possono raccogliere le necessarie risorse non solo economiche per essere realizzati.

    Per conoscere nel dettaglio tutti gli elementi del Bando Sport di Periferia invitiamo a prendere visione del Bando.

    DOCUMENTI DISPONIBILI:

    On November 16, 2017
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  • Alessandra, lo sport e la voglia di aiutare.

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    Alessandra è una psicologa dello sport Laureus Italia a Milano. Ale è una persona speciale, e parlarvi di lei ci aiuta a spiegarvi il valore delle nostre figure educative. Per farlo, però vogliamo partire dall’epilogo di un’altra storia, da un’immagine: quella di Umberto.

    Umberto è un bambino di 8 anni, di origine rom. È in macchina con Alessandra e sta tornando a casa, nel campo in cui vive con la sua famiglia. È affacciato al finestrino del sedile posteriore con il vento che gli scompiglia i capelli ancora un po’ sudati, mentre mostra al mondo la medaglia che ha vinto nel torneo di fine anno. Sorride, cercando lo sguardo della gente in strada. Sorride e grida:

    “Io ho vinto, io oggi ho vinto!”.

    Il suo è un urlo di gioia che arriva finalmente a spazzar via tutta la rabbia che ha dentro. Umberto ha iniziato a giocare a basket con suo fratello nella sua scuola del quartiere Corvetto, a Milano. Alessandra lo descrive come un bambino insofferente fin da subito, sboccato e molto fisico. “Non era iperattivo, il suo non stare fermo era un sintomo di insofferenza. Entrava in campo e cominciava a tirare il pallone contro di noi e contro i compagni, con una violenza pazzesca. Se provavi a calmarlo urlava ancora di più e non c’era nulla che lo sedasse.”. Alessandra gli sta dietro, lo osserva, cerca di comprendere quali siano quelle emozioni negative che non è in grado di verbalizzare. Le prime settimane riesce solo a rincorrerlo fra i corridoi della scuola mentre scappa dal campo. Un giorno lo raggiunge in un’aula e lui, per infastidirla e mandarla via. comincia a stridere il gesso sulla lavagna. Alessandra rimane, sopportando il rumore fastidioso, fino a quando Umberto si calma. “Gli proposi di fare un disegno e lui disegnò la classica immagine di una montagna, con un torrente che vi scorre al centro, gli alberi sui lati e un omino in cima. Umberto mi disse che era lui. Mi disse: «Quello sono io, così mi butto giù. La mia vita non mi piace, sono stufo».

    Alessandra non riesce ad accettarlo, sa di poter fare qualcosa. Spesso sente ripetersi che bambini così non possono cambiare, che con loro si può agire solo con forza e con rigore, ma lei è convinta che ci sia un’altra via, un altro modo per restituirgli fiducia e sorrisi. E pian piano qualcosa inizia a cambiare.

    Un giorno Umberto è più agitato del solito. Diventa ingestibile appena dopo un solo giro di campo. Alessandra lo raggiunge per parlarci, ma lui le dice una parolaccia e scappa via, chiudendosi nello stanzino dei palloni. Lei si avvicina, bussa, ma non riesce ad aprire la porta. Poi appoggia la schiena contro il muro, si lascia scivolare a terra e gli sussurra «Però non è giusto». Passa qualche secondo e Umberto apre la porta quel tanto che basta per farsi guardare negli occhi, si affaccia e le risponde: «Scusami Ale, non volevo sbatterti la porta in faccia, però sono un po’ arrabbiato. Mi lasci da solo un paio di minuti e poi torno?». Poi richiude la porta, questa volta senza sbatterla; dopo 5 minuti torna in campo sorridente, e le chiede un pallone.

    “È stato quello il momento in cui ho capito che qualcosa era passato davvero. Io non l’ho rimproverato, gli ho solo detto “non è giusto”, non ho usato la forza, la mia autorità. Alla fine ti accorgi che la pazienza, l’ascolto, il dialogo, la comprensione pagano. Ed è questo, per me, ciò che può fare una figura educativa Laureus. Quel bambino oggi è cresciuto, sta finendo le medie, ma viene a cercarmi, mi chiama dal telefono della madre e mi chiede se può venire a giocare a basket.”

    Il basket per Umberto era diventato qualcosa di più. “Io l’ho inseguito miliardi di volte, lo ascoltavo. Secondo me ha avuto un senso, è servito a colmare in parte delle lacune, dei bisogni latenti insoddisfatti, una mancanza di ascolto e di considerazione. I bambini hanno bisogno di qualcuno che gli dica che sono bravi, e che se non ce l’hanno ancora fatta è sempre il momento buono per riprovarci”.

    In questo lo sport è straordinario, perché ti consegna delle regole non scritte, delle certezze, una disciplina non verbale. Alessandra ha dedicato allo sport tutta la sua vita e lo sa benissimo. Ha iniziato da piccola a fare pattinaggio sincronizzato su ghiaccio, e in breve tempo è diventata la sua attività principale, semplicemente la cosa più importante, come dice lei. Ora che ha appeso i pattini al chiodo, a 29 anni, ha deciso di mettersi a disposizione degli altri, di aiutare tanti bambini a ritrovare fiducia in sé stessi, ad accantonare problemi più grandi di loro grazie a “quel meraviglioso contenitore che è lo sport”. Un lavoro grande per restituirgli i bisogni della loro età, il quotidiano. Le piccole cose, appunto. Come un bambino affacciato a un finestrino che esibisce la sua medaglia, sorride, e grida: “Io oggi ho vinto.”

     

     

    On June 28, 2017
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  • Enzo, il Judo a Secondigliano

    Enzo, il judo a Secondigliano

    Il blog di Laureus articles Comments (0)

    Enzo è uno degli allenatori di Laureus Italia di Napoli. Di notte contabile al mercato ortofrutticolo, di giorno maestro di Judo nella palestra No Limits di Secondigliano. È nato e cresciuto poco lontano da lì, nel Rione Don Guanella, tra i quartieri di Miano e Scampia.

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    On April 26, 2017
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