AVON RUNNING OSPITA LAUREUS

Domenica 9 maggio 2010: una giornata nuova.

Ecco qual è la parola che ha caratterizzato la mia giornata: nuova. Non solo l’esperienza, ma il mio modo di vedere.

Forse è il caso che io mi presenti: sono una ragazza, o forse non più tanto anagraficamente, che vive nella Milano in movimento, che lavora nella difficile Milano e che ama la positiva Milano.

In questo contesto una mia cara amica, Direttore di Fondazione Laureus, Silvana, mi ha coinvolto per la seconda volta in questa esperienza podistica accanto ai ragazzi che seguono.

La giornata è iniziata sotto un tiepido, ma limpido sole primaverile, nella bellissima cornice del Castello Sforzesco; i preparativi, la gente sorridente e felice, le donne di tutte le età tutte di rosa vestite si preparavano per questa competizione, insieme.

Mi sentivo in un certo senso sia una partecipante a quella “festa” femminile, ma mi sembrava anche di avere qualcosa in più, di avere come un compito da portare a termine, di essere molto privilegiata.

In un certo senso mi sentivo che avrei dovuto essere protettiva, incoraggiante, dare una mano ai ragazzi qualora avessero avuto esitazioni, di essere loro di supporto.
Questa sensazione e questo spirito mi ha accompagnata sino alla partenza, ma poi si è trasformata.

Fin dall’inizio della corsa mi aspettavo di rispettare il copione che avevo in testa, ma da subito mi è successa una strana sensazione, è come se i ruoli si fossero invertiti; nel senso che ho mantenuto dentro di me questa mia promessa e questo mio programma, ma le ragazze con le quali correvo avevano modificato tutto; erano diventate non più e non solo persone da aiutare in caso di necessità, ma un tutt’uno con me.

In un certo senso questa sparizione dei ruoli in maniera naturale, ci ha avvicinate, anche se diverse.

Spesso nel mio lavoro, o anche nella mia vita famigliare, mi sento come una responsabilità da portare a termine, come un compito da dovere finire, e proprio così, con tanto entusiasmo, sono partita stamane.

In fondo non conoscevo bene le ragazze, anzi le avevo appena incontrate, non sapevo come reagivano, come si sarebbero comportate, ma durante tutto il percorso, che ho fatto di poco dietro di loro, era come i ruoli non esistessero più; chi aiutava chi, chi faceva cosa…era come se fossimo insieme, ed è così che ho scoperto il vero significato della parola nuovo.

Ho sentito come un sollievo, come una condivisione che nasceva senza motivo apparente.

Alla fine della fatica, non appena entrate nel parco, mi sono avvicinata ad una delle ragazze e le ho dato una cuffia della musica che stavo sentendo, dicendole solo una parola: Liga.

Con un enorme sorriso mi ha risposto e così insieme, abbiamo attraversato il traguardo.

Un enorme e cremoso gelato ha concluso la nostra mattinata e, seduta a un tavolino Ala mi ha detto: con un sorriso aperto e luminoso, quando faccio uno sport voglio farlo al meglio.

Come l’impegno che tutti loro stanno mettendo nella loro quotidianità.

Con questa frase sono tornata alla mia vita, pensando a quei sorrisi, a volte anche duri e timidi, alle probabili situazione di dolore che li accompagnano, alla voglia e alla forza che ci mettono per cambiare e migliorare; e che oggi hanno aiutato me.

Grazie ragazze!!

Maria Luisa Disertori
Angelo Custode Laureus

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