Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena ... quattro passi dolomitici che fino a qualche tempo fa mi dicevano poco, stamattina invece mi danno un brivido: devo scalarli tutti e quattro, uno dopo l’altro, in bici, in quest’avventura che si chiama "Maratona delle Dolomiti".
Ho accettato di venire qui un po' per scherzo un po' per scommessa ma ora che alle 5.30 sono schierato insieme con altri 9000 nella griglia di partenza, avverto qualche brivido alla schiena...
L’atmosfera è quella un po' tesa e un po' euforica di questi grandi eventi sportivo-amatoriali: siamo tutti qui per misurarci con noi stessi, magari per "dare qualche minuto" agli amici ma soprattutto per "esserci" essere uno di quelli che potranno raccontarlo...
Al via si pedala in un silenzio rispettoso dell’impegno che ci aspetta: i più forti si devono macinare 136 chilometri e più di 4000 metri di dislivello, i "medi" si pedalano 105 km e circa 3000 di dislivello, a noi "poareti" aspettano 56 km e 1800 metri di dislivello, che ci fanno comunque paura.
Corvara scorre via in un soffio, siamo già sul Campolongo, a metà strada mi si ghiaccia lo stomaco e si induriscono le gambe, a destra e a sinistra passano tutti come treni, mi viene il terrore del ritiro ... e chi glielo racconta agli amici e parenti?
Per fortuna stringo i denti e il nodo allo stomaco si scioglie, una mucca mi sorride e scollino verso Arabba. La discesa è ripida e trafficata da brividi, alzo gli occhi ed ecco il temuto Pordoi. Lo spettacolo è imperiale: te lo raccontano, del serpentone colorato di bici sulle decine di tornanti, ma quando lo vedi, è diverso. Non ve lo racconto perché dovete venirci e provare!
Le gambe vanno, la pendenza è pedalabile... che faccio , provo il medio? In cima al Pordoi è un’emozione, picchio giù che mi sento un leone, di fronte a me il colore delle dolomiti si riscalda col sole, ringrazio di essere qui ... e poi comincia il Sella.
E anche il Sella dovete provarlo. Decido all’istante che per quest'anno il corto va benissimo, il medio lo farò l’anno prossimo. Tra il quinto e il sesto tornante, l’umore peggiora e la paura di non farcela ritorna. Ma piano piano il passo si avvicina, quando scollino, so di avercela fatta, ricomincio ad alzare lo sguardo verso le più belle montagne dell’universo, il Gardena non è più un problema e poi giù, felice come un bambino verso l’arrivo, dove comincia la festa.
Io quest’anno ci ho provato. Allenamento, disciplina, determinazione, coraggio e passione mi hanno accompagnato. Che fate, l’anno prossimo ci provate anche voi con Fondazione Laureus?

