Chiara Mariani sport

LO SPORT PLASMA I GUERRIERI. LA STORIA DI CHIARA

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Chiara è sempre stata sovrappeso, a quarant’anni pesava centotrenta chili.  Allenatrice Laureus da tre anni e di una squadra femminile di basket in serie B. Tutto a Milano. Allena dall’età di diciotto anni, l’ha sempre fatto anche in abbinamento alla sua attività ‘principale’: web designer prima e assicuratrice poi, sempre un lavoro di squadra, questa è la costante. Chiara a più riprese nella sua vita ha deciso di cambiare: studiava giurisprudenza ma non era la cosa giusta, lavorava in un’azienda ma dopo anni non era più il suo posto. Una compagna di allenamenti formava istruttori di minibasket, e Chiara ha colto la sua l’occasione, anche se allora non lo sapeva.

Nel 2014 si ritrova senza un lavoro ufficiale, la famosa maschera sociale da rispettare per fare tutti contenti e nell’ottica di amici e parenti guadagnarsi la vita. Lei che da sempre fa il tifo per tutti gli sport tranne il calcio: ”Lo possono fare tutti, è l’unico sport in cui si usano i piedi, la parte del corpo più lontana dal cervello”, dice sempre scherzando.  Lei che a giocare a pallacanestro ha iniziato quasi per caso. Quanto possono essere importanti le giornate dedicate allo sport nella scuola? E’ così che Chiara è scesa in campo e ha scoperto una disciplina che sembrava più divertente delle altre. A nove anni riceve il primo rifiuto. “Ci dispiace abbiamo solo la squadra maschile di basket”. E qui poteva finire tutto.

Per fortuna le squadre femminili sono nate e sono andate avanti con lei e il suo entusiasmo, alle medie, alle superiori, all’università…”Non volevo diventare giocatrice di professione, ma mi è sempre piaciuto tanto il basket”. Era bello guardare L’Olimpia dagli spalti con papà al Palatrussardi, era bello essere protagonista in campo con compagne che sono diventate amiche di una vita.

Una vita che le ha proposto tante sfide, anche dolorose. Dal 2014, disoccupata, si dedica finalmente all’allenamento ogni pomeriggio, il suo cammino l’ha portata proprio là dove voleva andare. E in meno di un anno ha perso cinquanta chili “perché era arrivato il momento di provare”. Grande è un aggettivo che riassume Chiara anche se lei questo aggettivo proprio non se lo riconosce. Oggi vive di basket, il suo sport.  Grande è la sua forza di volontà, grande è la sua passione che da anni la vede in panchina e in campo, con bambini, ragazzi e adulti, una passione che la porta ogni domenica in un palazzetto diverso, una passione di cui è simbolo il casco dello scooter a forma di palla da basket.

Grande è l’eco della sua voce quando allena, quando ride di gusto, quando chiacchiera con i suoi piccoli grandi giocatori. Grande è l’amore per la sua famiglia, dalla sorella al papà ai nipoti.

Finché a maggio 2017 si presenta una nuova, enorme sfida: la malattia. E’ davvero importante la massa tumorale che da un anno a questa parte Chiara combatte: ciclo di chemioterapia, poi radioterapia e ricostruzione.

Tutto questo, che avrebbe fermato anche un eroe, incredibilmente non le ha impedito di continuare. Lei dice che è stato solo un timeout, e in parallelo alle cure pesantissime, dopo qualche ora di riposo, si butta nell’allenamento con i suoi bambini di via Polesine. Nemmeno l’operazione nei giorni prima di Natale è servita a fermare Chiara.  Con le compagne di basket che in ospedale dopo l’operazione hanno animato il reparto di oncologia con le loro chiacchiere.

A gennaio lei era già in campo con i drenaggi nascosti sotto una maglia un po’ più larga. “Nella pallacanestro non c’è niente di deciso, tutto può succedere, come nella vita. L’importante è non fermarsi.”

Allenare la rende felice e appagata. “Sento di trasmettere qualcosa – dice – sono protetta dalla fortuna dell’allenatore, quella che quando spieghi a un bambino come fare canestro ti fa ritrovare ad assistere al suo primo magari unico successo…e lui ti guarderà come se la sua vita da quel momento fosse magicamente cambiata”.

Allenando, Chiara diventa il mezzo che i bambini hanno per realizzare un sogno. Queste sono le motivazioni per cui non riesce proprio a fermarsi, i suoi bambini e le sue ragazze le danno una forza che nessuna medicina o ormone può dare. L’esperienza con Laureus è stata un’importante scossa per Chiara: “A soli venti minuti da casa ho scoperto una Milano nella quale io ero la straniera, un quartiere in cui tutto era più difficile”.

Oltre a tutto il resto, al mattino Chiara va a correre e alla sera si allena con suoi over 40. In questo momento di ripresa dopo l’intervento Chiara si prepara per la Staffetta della Milano Marathon, che correrà con la maglietta di Fondazione Laureus. “Corro piano ma non certo per vincere, io corro per i bambini”. Chiara ha trovato la sua forza nello sport. La sua energia è la scintilla che Laureus vuole accendere nelle nuove generazioni: mai fermarsi, mai rinunciare. Chiara lo testimonia ogni giorno, lo sport plasma guerrieri.

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On March 27, 2018
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