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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #9

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Sono un allenatore che ha aderito al modello Laureus, sono in palestra e penso…

    Che la fatica non è mai sprecata.

    Molti la evitano, come se si fosse alla ricerca di ogni facilità. Salvo poi percepire un nauseante senso di vuoto.

    Lo sport su ciò mette una barriera. Insegna la relazione stretta tra fatica e risultati. Senza imbrogli, senza scorciatoie.

    Ma lo sport è anche libertà di far fatica.

    Se uno vuole smettere di correre lo può fare quando e come vuole.

    Ma se assaporerà la dolce dipendenza dal tentare di vincere, allora si innescherà il desiderio di iscriversi all’assaggio dei frutti più belli della vita.

    Diventerà importante prepararsi, avere uno stile, fare le scelte adeguate per arrivare più in alto che si può.

    On September 20, 2018
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  • ♦ BASTA ALL′EMARGINAZIONE GIOVANILE: COME?

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    Una serata di sport e solidarietà con grandi campioni, ospiti generosi, giornalisti ed influencer.

    Questa è stata la Charity Night di quest’anno… un’occasione per condividere la missione di Laureus. La condivisione dei risultati raggiunti e i nostri progetti per il futuro ma soprattutto una gara di generosità tra campioni del cuore.

    Nel corso della serata sono stati raccolti circa 300.000 euro che serviranno a donare a  1500 bambini l’opportunità di costruire un futuro diverso attraverso lo sport.

    C’era anche una potente carrellata dell’importante attività che Laureus Italia ha svolto negli ultimi anni, presentata dal Direttore Daria Braga che oltre a guidare la fondazione è anche una Psicoterapeuta.

    Daria ha ringraziato tutti coloro che aiutano la Fondazione a fare la differenza. E ha spiegato che in Italia il disagio ha molte facce e ci sono problemi che non possono aspettare:

    • 1,3 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà assoluta
    • oltre 14mila alunni hanno abbandonato la scuola secondaria  di primo grado
    • più del 40% non svolge attività fisica o sportiva.
    • il 53% dei ragazzi, di età compresa tra gli 11 e i 17 anni,  è stata vittima di episodi di bullismo

    La maggior parte di questi bambini vive in una sorta di tunnel e l’obiettivo della Fondazione Laureus, attraverso metodologie efficaci che utilizzano lo sport come chiave di integrazione e di recupero di autostima, è di farli uscire alla luce: la luce della vita.

    Perché lo sport, per Laureus, è molto più di un pallone su un campo, molto più di un gioco, è una terapia consolidata.

    Tutti i giorni, con i nostri manager, allenatori, educatori, psicologi, trasformiamo lo sport in un potente strumento contro l’emarginazione, la violenza, il bullismo. Nell’ultimo anno anche grazie al supporto ricevuto dai donatori i risultati ottenuti sono stati:

    • 1500 bambini inseriti nei progetti Laureus
    • 13 differenti discipline sportive utilizzate
    • 47 organizzazioni coinvolte tra associazioni sportive, scuole, servizi sociale e enti del terzo settore
    • Formazione metodologica di oltre 200 tra insegnanti ed allenatori

    Nel nostro lavoro ogni bambino ha una sua storia, una storia a sé, che occorre conoscere, affrontare e gestire con professionalità e sensibilità. Non vogliamo lasciare indietro nessuno.

    Siamo presenti per rispondere ai principali bisogni con interventi mirati e puntuali a:

    • Milano
    • Roma
    • Napoli
    • Acquasanta Terme (nella provincia di Ascoli Piceno) con i bambini che hanno subito il trauma del terremoto

    E lo facciamo con un metodo che unisce professionalità, scientificità e passione.

    Un modello che è un vero e proprio moltiplicatore dell’efficacia come dimostrato da una ricerca effettuata dall’Università Bocconi sui progetti Laureus per il calcolo dello SROI, il ritorno dell’investimento in valore sociale.

    Questo vuol dire che il benessere di un bambino si ripercuote e si moltiplica sull’intera comunità: dai compagni di classe alle famiglie, agli insegnanti, ai team sportivi. Un risultato che dà un diverso e più alto valore al vostro sostegno.

    Siamo una squadra è questa la nostra forza. E, spesso, facciamo squadra con altre squadre proprio per dare ad ogni bambino svantaggiato la possibilità di affrontare, con più strumenti, la vita che verrà.

    Grazie agli sportivi che ci seguono e ci supportano… sono fondamentali per dare motivazioni più forti ai minori che seguiamo…grazie a Pierluigi Pardo, Alex Giorgetti, Furio Benussi, Marvin Hagler per aver dedicato una bellissima giornata ai nostri bambini.

    Il regalo di questa sera è per i nostri bambini, donate loro la possibilità di intraprendere un percorso di rinascita.

    Grazie anche da parte loro.

    Daria Braga

    On September 5, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #8

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Sono un allenatore che ha aderito al modello Laureus, sono in palestra e penso…

    Vorrei che i miei giocatori fossero:

    • Ordinati
    • Disciplinati
    • Determinati
    • Creativi
    • Coraggiosi
    • Solidali
    • Gioiosi
    • Umili
    • Fieri
    • Portatori di bellezza

    Da dove incomincio? Ogni mio gesto o comportamento che non si muove verso questo desiderio che ho verso i miei giocatori lo devo cambiare.

    Temo che qualche volta non mi sia mosso verso quel vorrei.

    On September 5, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #7

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Sono un allenatore che ha aderito al modello Laureus, sono in palestra e penso…

    Devo cercare sempre di trovare quanto c’è di meglio in ogni mio giocatore e poi dirglielo.

    Tutti amano sentirsi lodati per qualcosa che è vicino al loro nucleo essenziale.

    Sono convinto che se una persona si sente lodata e considerata, diventi più umile ed imparerà più cose.

    Non avrà bisogno di comportamenti reattivi od egoistici per mettersi in mostra. Non avrà così bisogno di un palcoscenico sul quale esibire le sue spinte più distruttive.

    Devo trovare il talento che dimora in ogni giocatore, la sua specificità.

    In che cosa è bravo.

    In che cosa è capace.

    In che cosa è utile.

    In che cosa è bello e dirglielo.

    Allora la mia squadra sarà come un giardino.

    On August 30, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #5 (seconda parte)

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Riassunto prima parteDopo mesi di appostamenti, Kevin, 10 anni, si avvicina all’allenamento di basket, prima un po’ titubante, insicuro di se stesso, poi, dopo i primi complimenti per il suo gioco, prende fiducia nell’allenatore e nei compagni…

    All’uscita non ho esitato ad andare dall’educatrice di riferimento della comunità famiglia nella quale vive, e facendo in modo che lui ascoltasse gli ho ribadito la bellezza dei suoi gesti, confermando il concetto chiave, “ogni allenatore lo vorrebbe”

    Cercavo di mettere l’unguento sulla ferita più grave, il rifiuto.

    All’allenamento successivo, esattamente una settimana dopo, mi si avvicina e mi chiede se gli conservo i suoi soldi.  È la prima volta in un anno che lo fa. Mi lascia qualcosa di valore, di sua proprietà, da conservare. Insieme al denaro anche alcune figurine di calciatori: “sono rare” mi dice.

    Nel corso dell’allenamento ripete la stessa prestazione. Passa la palla ai compagni da palleggio in modo mirabile. Un talento.

    Mi guarda un po’ sott’occhio, dopo che ha fatto qualcosa di bello. Gli rispondo mostrandogli il pollice alzato. Nessuna enfasi. Spero che i miei occhi parlino per me.

    Ultimo giorno dell’anno. Ultimo allenamento.

    Chiedo ai bambini di riusnirsi in uno strettissimo cerchio di saluto, con le mani destre una sull’altra, è il nostro rituale, e lascio a loro come sempre la parole. Uno dice “che brutto è finito il basket”, un altro che “questa estate si allenerà al campetto”, un altro ancora che “Kevin è diventato forte”.

    Dico loro che ogni mercoledì, giorno dell’allenamento, sentirò la loro mancanza, li saluto con ALEEEEEE’ che tutti urliamo facendo volare le nostre mani verso l’alto.

    Tutti si avviano all’uscita.

    Vedo Kevin che indugia sulla porta e ritorna verso di me. Mi inginocchio per essere all’altezza dei suoi occhi neri.

    “Maestro” mi chiede “ma sei sicuro che sono diventato bravo, oppure scherzavi?”

    Il dubbio di Kevin in una frase condensata la sua vita.

    Trattengo a stento la voglia di abbracciarlo, ma sarebbe stato un errore, cerco di tenere la voce salda. Gli dico: “A dire il vero, che tu sei bravo lo hanno detto gli altri. Lo ha detto lo sport. Io ti ribadisco che un allenatore, uno come te, che sa fare dei passaggi perfetti che consentono agli altri di segnare, lo vorrebbe sempre con sé”

    Se ne va di corsa, senza salutare. Torna dopo pochi secondi con un foglietto.

    Ti invito alla festa del mio compleanno.

    La domenica pomeriggio gli ho portato un pallone da basket in regalo alla sua festa con scritto sopra in pennarello: diventa sempre più bravo. Firmato: Laureus Sport For Good. Il nostro motto più bello

    Kevin non ha più smesso di giocare, adesso c’è il lupo che gioca a pallacanestro insieme ai suoi compagni ed al suo allenatore.

    On August 27, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #6

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Sono un allenatore che ha aderito al modello Laureus, sono in palestra e penso.

    Attraverso il progetto Laureus mi arrivano tanti bambini che hanno già collezionato delle discrete ferite nella loro esistenza.

    Vorrei allenarli a diventare utilizzatori delle proprie risorse, aiutandoli a trasformare in forza i colpi ricevuti.

    Anzi forse proprio in virtù di quelle spinte, riuscire a di rimbalzare di riprendere la forma originaria ed ancor di più.

    Non mi rimane che essere pretenzioso. Infondere loro la logica dell’orgoglio per i risultati che riusciremo a raggiungere.

    Fatica, sudore, determinazione e gioia. Questo sarà il nostro pane quotidiano.

    Vedranno nei miei occhi feriali la luce che li invoglia a camminare sempre.

    On August 22, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #5 (prima parte)

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Dopo sette mesi di spostamenti, appostamenti, fughe, avvicinamenti, attacchi, sempre muovendosi ai margini, Kevin, dieci anni, si avvicinò al cuore dell’allenamento.

    Ha girato al largo per un anno intero. Ha osservato a distanza il mio essere allenatore di pallacanestro, la mia affezione con gli altri.

    Ogni tanto qualche cinque minuti con il gruppo, ma poi via ostile e diffidente, sempre lontano a rifugiarsi sulle alture della palestra.

    Mi ha ricordato le movenze di un animale selvatico, di un giovane lupo.

    Prima di accettare una relazione con degli adulti, se questi non mi hanno voluto, se mi hanno fatto del male, se mi hanno illuso, se mi hanno sedotto e poi abbandonato, li devo annusare per bene prima di avvicinarmi ancora. Li devo mettere alla prova”

    “Il ricordo di una mano tesa, di un sorriso, di una promessa e poi…  il sentire di non riuscire ad essere chissà che, sufficientemente “bello, buono, bravo, simpatico, intelligente…”, ed allora invece di soffrire, tanto vale non essere un niente di buono, così da non alimentare nessuna speranza

    Quindi, nessun impegno in allenamento, a scuola non parliamone, scherzi a tutti, sgambetti, sberle, insulti, alzate di spalle di fronte ai rimproveri, parolacce e poi via, sulle alture a guardare torvo.

    Kevin in un pomeriggio di maggio, dopo che un temporale aveva decimato il gruppo in palestra, si è unito all’allenamento ed ha giocato.

    Stavamo svolgendo una partitella di minibasket. La palla casualmente capita nelle sue mani.

    Palleggia in malo modo ma ad un certo punto fa partire dalle sue mani un passaggio teso, preciso, un tracciante. La palla gli esce veloce dal petto e si deposita nelle mani di un bambino sotto canestro che, stupito, libero da sotto, segna!

    È il bagliore che il ricercatore d’oro, un po’ sfiduciato, attendeva da tempo che comparisse tra la sabbia e la ghiaia.

    Sono affezionato a questa idea. L’”allenatore  Laureus” come un cercatore d’oro, con tutta la carica di folle speranza che animava questi personaggi. Instancabili lavoratori, passavano al setaccio con occhio vigile centinaia di metri cubi di materiale senza perdere la speranza. Ma quando finalmente vedevano un luccichio, ecco il lampo negli occhi ed il sorriso che si apriva come un sole.

    L’allenatore ferma l’allenamento. “Tutti qui!” urla. Kevin arriva per ultimo e non si avvicina del tutto. Rimane a cinque metri di distanza.

    Non si illude il lupacchiotto Kevin. Per ben due volte le famiglie a cui era stato affidato non erano riuscite a stare con lui e l’avevano rimandato alla comunità minori nella quale è inserito.

    Bravo Kevin, bellissima palla, questo è il gesto tecnico che più fa impazzire gli intenditori di basket, il passaggio smarcante, l’assist. Uno come te, uno che sa fare questa cosa, ogni allenatore lo vorrebbe sempre in squadra con sé

    Il suo volto era incredulo, spiazzato come se lo stessi canzonando. Sta di fatto che in quello stesso allenamento non uscì più dal campo, fece altri due passaggi smarcanti, ed un canestro. Ogni volta guardava a terra, sorridendo.

    Non so se i lupi sorridono sornioni ma Kevin sì.

    On August 10, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #4

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Sono un allenatore che ha aderito al modello Laureus, sono in palestra e penso…

    Penso che i bambini assorbono tutto.

    Sono come delle spugne.

    Avranno assorbito anche il mio nervosismo, il mio pressapochismo, le paure, l’amarezza, la poca fiducia nei loro confronti, la poca vita che ogni tanto trasmetto.

    Poi sembrano dimenticare.

    Ma poi temo che rispunti tutto.

    Quando la testa è sul cuscino o dentro la cartella, oppure davanti ad una scelta con la palla in mano.

    Devo essere più presente a me stesso, avere chiaro nella testa e nel cuore che il patrimonio interiore dei bambini dipende anche da me, non tanto in relazione a quello che dico, ma dalla dose di desiderio che riesco a comunicare.

    On August 10, 2018
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  • ♦ MARCO CICERONI: ESPERIENZA DI UN ALLENATORE DI BASKET

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    Perché si diventa allenatori?

    Una vocazione, l’opportunità di un piccolo guadagno, l’età non più idonea per continuare a giocare. Oppure il caso. Oppure una rivincita.

    Marco è un allenatore di basket al suo secondo anno di progetto Laureus e allena i bambini della scuola elementare I.C. Sangallo di Ostia.

    E’riuscito a fare della sua passione il proprio mestiere, ma questo è avvenuto attraversando non poche difficoltà.

    Ci racconta che ha iniziato a giocare a basket all’età di 5 anni – ora ne ha 38 – descrivendosi come un bambino non bravissimo, ma che giocava con grande passione ed impegno perché lo divertiva e lo rendeva felice.

    All’età di 17 anni la società lo relegò in una squadra di seconda fascia che nessuno voleva allenare perché ritenuti troppo scarsi. Si alternarono vari coach ma nessuno si appassionò a loro.

    Queste situazioni portarono Marco ed i suoi compagni a non sentirsi considerati e soprattutto a non avere un adulto di riferimento che potesse credere in loro.

    Questa fu una ferita che trovò il suo punto più doloroso quando nessun allenatore si presentò per accompagnare la squadra in una trasferta.

    Soli, rifiutati.

    Marco aveva 17 anni e decise di chiudere definitivamente con quel mondo che amava, ma che lo aveva deluso.

    Chi vive nello sport sa quanto questo episodio non sia raro. Consegnare al nulla un adolescente, dopo anni di impegno nelle giovanili, è un fatto di una profonda irresponsabilità. Il tema del drop out sportivo “scelto” dai ragazzi per una richiesta tecnica troppo alta che non si riesce a raggiungere, oppure subita per un taglio esplicito verso i meno dotati e talentuosi della squadra, è grave ed attuale.

    Il modello sportivo concepito come un imbuto che dovrebbe far passare esclusivamente verso lo sport adulto gli atleti più dotati, abbandonando sulla strada gli altri, è un sistema cinico destinato all’impoverimento giovanile.

    Per fortuna, nel caso di Marco, il caso ci mise lo zampino.

    Dopo un anno di pausa, un allenatore di basket che si ricordava di lui, giocatore attento e caparbio, gli chiese di aiutarlo con la sua squadra di bambini.

    Con questa opportunità scoprì quale era la sua vocazione: voler diventare per i bambini quell’allenatore, quel riferimento che lui non ha mai avuto.

    Utilizzò la sua esperienza frustrante di ragazzo per fondare una squadra dove il rispetto per il compagno dovesse diventare sacro, affinché tutti potessero sentirsi parte di un insieme a prescindere da qualsiasi variabile tecnica e personale.

    Dice Marco, quando gli chiediamo del perché ha aderito al Progetto Laureus: Ogni bambino ha diritto di divertirsi e fare sport. Tutti, dal più bravo al meno bravo, dal più ricco al meno ricco, a chi vive condizione di disagio familiare e scolastico […] ciò che mi colpisce della fondazione Laureus è che investe nello sport dei bambini che vivono situazioni particolari proprio perché sono la categoria più debole e indifesa.

    Nella sua amata Ostia c’è davvero bisogno di Laureus.

    C’è bisogno di un modello di fare sport dove educazione e agonismo, attenzione alla persona e l’attenzione all’atleta, si tengano per mano, strette strette senza mai lasciarsi andare, soprattutto quando l’arrivo dell’adolescenza già di per sé allontanerà i giovani dall’occhio vigile degli adulti.

    Marco conclude raccontando dei progressi della squadra che ha costruito insieme alla fondazione Laureus, sia sportivamente ma soprattutto per lo spirito che è riuscito ad infondere nei ragazzi che si cercano, che dialogano con lui, che si ritrovano in palestra che perseguono sfide alle quali dedicare la loro energia.

    Marco ci ha insegnato che talvolta facendo sport si può cadere, ma la forza con la quale ci rialziamo può cambiare l’esito della partita.

    On August 1, 2018
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  • ♦ ABBIAMO FATTO SQUADRA INTORNO AD ESMERALDA

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    20 luglio 2018

    Mi chiamo Daniela e lavoro in una famosa azienda che produce scarpe ed abbigliamento sportivo. Questa mattina non si lavora. Con la mia divisione andiamo a fare una giornata di formazione in una scuola di Gratosoglio estrema periferia milanese. La giornata sarà gestita da Fondazione Laureus.

    Cerco su Google prima la zona. Immagini di un’architettura terrificante. Escono dalla rete decine di progetti e di interventi sociali molto belli e qualche episodio di cronaca nera: soprattutto spaccio, danni all’arredo urbano, bullismo. Mi colpisce un episodio successo anni fa…

    “Mi chiamo Esmeralda, ho sei anni e mezzo. Oggi la maestra ci ha detto che nel pomeriggio verranno dei signori a giocare con noi e ci regaleranno una maglietta. Speriamo non ci parlino troppo a lungo. Io sento un po’ ma poi mi stufo…”

     

    Anni fa proprio in questa zona – legge Daniela – un nonno e la sua nipotina furono uccisi durante un conflitto a fuoco. Un uomo che voleva uscire dal giro della droga inseguendo coloro che avevano appena importunato la sua giovane moglie incinta, sparò cieco di rabbia e colpì i due innocenti che si trovavano nella traiettoria.

    “Speriamo che la maglietta sia bella – pensa Esmeralda ma soprattutto nuova. Io devo sempre mettere quelle delle mie sorelle più grandi. La mamma dice che non devo fare storie. Però quella smorfiosa della mia compagna di banco mi scherza spesso. L’anno prossimo voglio giocare in una squadra di sport. Mi piacciono un po’ tutti. Con le mie compagne andiamo. Speriamo non costi tanto altrimenti la mamma dirà di no”

    Arriviamo alla scuola insieme ai colleghi, dentro è molto curata. Si vede che c’è stato uno sforzo enorme di abbellimento. Chissà se quella bambina il cui padre ha sparato quella volta frequenta questa scuola. Al mattino ci presentano il lavoro della giornata. Imbiancare alcune aule e poi provare dei movimenti che Laureus consiglia per migliorare l’immagine di sé dei bambini. Dice il loro conduttore che se un ragazzo si sente bene all’interno del proprio corpo, coordinato, in equilibrio, capace di una gestualità armonica, porterà con sé le fondamenta sulle quali appoggiare la resilienza che lo sport concorrerà a far sviluppare.

    Incominciamo a muoverci e le proposte riproducono movimenti di animali: il giaguaro che arriva velocissimo e poi si ferma su una gamba sola in attesa dell’agguato, poi l’airone, il canguro, il cavallo. Ad ogni animale corrisponde una diversa coordinazione da interpretare. Poi entra in scena il salto della corda. Bellissimo, mi sento tornare bambina, poi mi chiedono anche di essere creativa, e via a provare numeri da circo.

    “Ho visto dalla finestra i signori che saltavano la corda … che brava quella con la coda di cavallo. Speriamo che al pomeriggio facciano saltare anche noi

    Finito questo divertente allenamento volto ad imparare delle tecniche che cercheremo nel pomeriggio di trasferire ai bambini che incontreremo, ci dedichiamo a dipingere le aule. Hanno scelto dei colori molto belli, bianco e blu, e noi a pitturare come novelli imbianchini intenti a donare un po’ di bellezza a questi futuri uomini e donne.

    “Finalmente la maestra ci dice che possiamo incontrare i signori. La maglietta è bellissima, chiedo tre volte alla maestra se poi ce la lasciano per sempre. Ogni grande starà con un piccolo. Cerco con gli occhi la signora con la coda e vedo che non ha ancora una bambina con sé. La guardo, lei mi sorride”

    Ci presentiamo, la mia bimba è molto carina. Saltella come un grillo. Le mancano due denti davanti. A sei anni e mezzo succede. Le devo insegnare il movimento dell’airone. “Ti ho visto stamattina dalla finestra” mi dice. “Come andavo?” le chiedo. “Sei brava” mi dice.

    Ci muoviamo nello spazio cercando la leggerezza di un volo, poi la velocità di un felino, l’andatura di un cavallo. Saltiamo insieme la corda poi la corda passa sotto le sue ascelle ed incomincia a correre ed io dietro di lei ad incitarla, ma anche a frenarla e guidarla. Il conduttore dice di guidare i bambini sulle strade del mondo con gioia ed attenzione.

    Bellissimo, ci guardiamo sfinite con i sorrisi che reciprocamente ci illuminano il viso. Non l’avrei mai detto – pensa Daniela – di emozionarmi così. Pensa questi di Laureus cosa hanno organizzato!

    Esmeralda non mi toglie gli occhi di dosso, al massimo si allontana di trenta centimetri. Qualche foto ed arriva il momento del saluto. Ci abbracciamo, ma vedo che Esmeralda mi annusa. “Aiuto” mi dico, ma il suo viso mi rassicura e mi dice: “vorrei diventare come te perché sai di famiglia”.

    Laureus è anche questo.

     

    On July 20, 2018
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