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  • ♦ ABBIAMO FATTO SQUADRA INTORNO AD ESMERALDA

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    20 luglio 2018

    Mi chiamo Daniela e lavoro in una famosa azienda che produce scarpe ed abbigliamento sportivo. Questa mattina non si lavora. Con la mia divisione andiamo a fare una giornata di formazione in una scuola di Gratosoglio estrema periferia milanese. La giornata sarà gestita da Fondazione Laureus.

    Cerco su Google prima la zona. Immagini di un’architettura terrificante. Escono dalla rete decine di progetti e di interventi sociali molto belli e qualche episodio di cronaca nera: soprattutto spaccio, danni all’arredo urbano, bullismo. Mi colpisce un episodio successo anni fa…

    “Mi chiamo Esmeralda, ho sei anni e mezzo. Oggi la maestra ci ha detto che nel pomeriggio verranno dei signori a giocare con noi e ci regaleranno una maglietta. Speriamo non ci parlino troppo a lungo. Io sento un po’ ma poi mi stufo…”

     

    Anni fa proprio in questa zona – legge Daniela – un nonno e la sua nipotina furono uccisi durante un conflitto a fuoco. Un uomo che voleva uscire dal giro della droga inseguendo coloro che avevano appena importunato la sua giovane moglie incinta, sparò cieco di rabbia e colpì i due innocenti che si trovavano nella traiettoria.

    “Speriamo che la maglietta sia bella – pensa Esmeralda ma soprattutto nuova. Io devo sempre mettere quelle delle mie sorelle più grandi. La mamma dice che non devo fare storie. Però quella smorfiosa della mia compagna di banco mi scherza spesso. L’anno prossimo voglio giocare in una squadra di sport. Mi piacciono un po’ tutti. Con le mie compagne andiamo. Speriamo non costi tanto altrimenti la mamma dirà di no”

    Arriviamo alla scuola insieme ai colleghi, dentro è molto curata. Si vede che c’è stato uno sforzo enorme di abbellimento. Chissà se quella bambina il cui padre ha sparato quella volta frequenta questa scuola. Al mattino ci presentano il lavoro della giornata. Imbiancare alcune aule e poi provare dei movimenti che Laureus consiglia per migliorare l’immagine di sé dei bambini. Dice il loro conduttore che se un ragazzo si sente bene all’interno del proprio corpo, coordinato, in equilibrio, capace di una gestualità armonica, porterà con sé le fondamenta sulle quali appoggiare la resilienza che lo sport concorrerà a far sviluppare.

    Incominciamo a muoverci e le proposte riproducono movimenti di animali: il giaguaro che arriva velocissimo e poi si ferma su una gamba sola in attesa dell’agguato, poi l’airone, il canguro, il cavallo. Ad ogni animale corrisponde una diversa coordinazione da interpretare. Poi entra in scena il salto della corda. Bellissimo, mi sento tornare bambina, poi mi chiedono anche di essere creativa, e via a provare numeri da circo.

    “Ho visto dalla finestra i signori che saltavano la corda … che brava quella con la coda di cavallo. Speriamo che al pomeriggio facciano saltare anche noi

    Finito questo divertente allenamento volto ad imparare delle tecniche che cercheremo nel pomeriggio di trasferire ai bambini che incontreremo, ci dedichiamo a dipingere le aule. Hanno scelto dei colori molto belli, bianco e blu, e noi a pitturare come novelli imbianchini intenti a donare un po’ di bellezza a questi futuri uomini e donne.

    “Finalmente la maestra ci dice che possiamo incontrare i signori. La maglietta è bellissima, chiedo tre volte alla maestra se poi ce la lasciano per sempre. Ogni grande starà con un piccolo. Cerco con gli occhi la signora con la coda e vedo che non ha ancora una bambina con sé. La guardo, lei mi sorride”

    Ci presentiamo, la mia bimba è molto carina. Saltella come un grillo. Le mancano due denti davanti. A sei anni e mezzo succede. Le devo insegnare il movimento dell’airone. “Ti ho visto stamattina dalla finestra” mi dice. “Come andavo?” le chiedo. “Sei brava” mi dice.

    Ci muoviamo nello spazio cercando la leggerezza di un volo, poi la velocità di un felino, l’andatura di un cavallo. Saltiamo insieme la corda poi la corda passa sotto le sue ascelle ed incomincia a correre ed io dietro di lei ad incitarla, ma anche a frenarla e guidarla. Il conduttore dice di guidare i bambini sulle strade del mondo con gioia ed attenzione.

    Bellissimo, ci guardiamo sfinite con i sorrisi che reciprocamente ci illuminano il viso. Non l’avrei mai detto – pensa Daniela – di emozionarmi così. Pensa questi di Laureus cosa hanno organizzato!

    Esmeralda non mi toglie gli occhi di dosso, al massimo si allontana di trenta centimetri. Qualche foto ed arriva il momento del saluto. Ci abbracciamo, ma vedo che Esmeralda mi annusa. “Aiuto” mi dico, ma il suo viso mi rassicura e mi dice: “vorrei diventare come te perché sai di famiglia”.

    Laureus è anche questo.

     

    On July 20, 2018
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  • ♦ I BIMBI DI LAUREUS: ESPLOSIONE DI SORRISI PER DIMENTICARE IL TERREMOTO

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    10 luglio 2018

    Il teatro ha un fascino tutto suo, è come una grande, enorme balena. Custodisce nel suo ventre le emozioni dell’artista poi lo scaglia via fuori dal sipario, consegnandolo al mare della sua platea. Immaginate l’intensità delle emozioni che precedono un’esibizione, intense e straripanti eppure compresse nel silenzio, nel controllo, talvolta nella paura. Immaginate tutto questo e poi stravolgetelo: camerini brulicanti, corse nei corridoi, risate fragorose. L’immagine di un venerdì di giugno, nei camerini del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, era esattamente questa: bambini felici.

    Il terremoto ti smuove qualcosa dentro, incrina quell’idea – forse generata dal nostro istinto di sopravvivenza – che ci fa sentire al di sopra del tempo e dello spazio, infiniti e invincibili. Tremano gli oggetti, le mensole, le pareti, il tetto sopra la tua testa. Tremano anche i tuoi genitori e la loro paura è come se ti entrasse nelle vene, non trovi punti fermi da cui ripartire. E ti senti piccolo piccolo, un atomo nell’universo.

    Acquasanta Terme si trova a 30 km dall’epicentro del terremoto che ha colpito l’Italia centrale, si tratta di un piccolo Comune termale in provincia di Ascoli Piceno che conta appena 3.000 abitanti. Proprio come Arquata ed Amatrice, il suo territorio si estende su un’ampia superficie in gran parte montuosa e costellata di 56 piccole frazioni collegate da 230 km di strade, tutte racchiuse fra i Sibillini e i Monti della Laga. Molti di questi borghi e frazioni sono stati distrutti dal sisma, con un numero altissimo di case inagibili per i danni subiti e quasi 700 sfollati. Come è facile immaginare, alla condizione di isolamento psicologico si è aggiunto, specialmente nel periodo invernale, il rischio dell’isolamento geografico dai principali centri limitrofi, fra cui Ascoli. Quando il Project Manager e la psicologa Laureus hanno avvicinato le maestre delle scuole di Acquasanta Terme lo scorso autunno per proporre l’inizio del progetto Polisportiva Acquasanta, il quadro che emerse era quello di bambini incupiti, bambini “con un piede fuori”. Con un piede fuori sono stati, nei mesi successivi al terremoto tutti gli abitanti della cittadina distrutta: seduti a tavola mezzi dentro e mezzi fuori, con un piede composto e l’altro sempre pronto a scappare.
    Psicologicamente molti bambini erano rimasti proprio così, ingabbiati nel terrore che quella furia si ripetesse da un secondo all’altro. E non riuscendo a ripristinare la propria normalità, non c’era gioco che fosse vero gioco o sorriso che fosse vero sorriso: le emozioni restavano tutte soffocate dal bisogno di non abbassare mai la guardia.

    Si iniziò quindi in punta di piedi con due tipi di attività portate dentro le scuole grazie alla Fondazione Laureus Italia Onlus: alle elementari, in orario curricolare, motoria artistica e nel pomeriggio, alle medie, si insegnava pallavolo, due ore settimanali ciascuna, nelle quali favorire il riconoscimento e il rilascio della tensione psicologica attraverso il movimento. A seguito dell’evento sismico, fra l’altro, le scuole del Comune avevano perso le loro palestre e dunque si verificò l’esigenza di organizzare le lezioni di danza nella sala ricreativa delle elementari e gli allenamenti di volley nella tensostruttura di proprietà del Comune, allestita con attrezzatura mobile. Le nevicate e il freddo della montagna picena non hanno certamente intimorito maestro e allenatore, ripagati dal vedere rispuntare, giorno dopo giorno, un sorriso di distensione sui visi dei loro ragazzi. E dopo un anno di “cinque, sei, sette e otto” siamo arrivati a venerdì scorso, dentro la balena delle arti, dentro il meraviglioso teatro Ventidio Basso di Ascoli. Quel brusio eccitato che proveniva dai camerini esprimeva tutta l’impazienza che i bambini posseggono quando vogliono ricominciare da capo un gioco che stava prendendo una brutta piega. Erano impazienti di esibirsi, non chissà quale professionalità – chi se ne importava d’altronde – volevano semplicemente esibirsi, c’erano col pensiero, con tutto il loro pensiero.

    Vederli danzare, supportarsi, sbagliare e ridere sul palco è stata una ricompensa davvero incalcolabile e un momento sicuramente toccante anche per i genitori in platea. Il risultato di questa esperienza è il frutto della passione di tutto il team Laureus, che ha contagiato i maestri Gianluca e Massimo, la maestra Iride, l’associazione Miniera delle Arti di Ascoli, l’Associazione Dimensione Ascoliil Comune di Acquasanta e il suo Vicesindaco Luigi Capriotti, il Dirigente Scolastico dell’Istituto Scolastico Comprensivo Patrizia Palanca. Tutti hanno da subito creduto nel progetto, senza mai risparmiarsi. Il più sentito grazie va ai bimbi, perché loro sono il volto più bello e puro del mondo e vanno protetti, aiutati a rialzarsi. Quando la vita trema, proprio come la terra, bisogna insegnare loro a danzarci sopra, per seguire il ritmo dei suoi movimenti.

    On July 10, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #3

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    “Non avevo ancora incontrato le sue maestre. Ma il suo ingresso in palestra immediatamente mi colpì, come colpiscono alcune fotografie e non altre  in una mostra. Si chiama Maria (nome di fantasia) ed ha sei anni.  Alterna momenti di titubanza con momenti di esuberanza fuori controllo. Indossa dei vestiti molto stretti per il suo corpicino abbondante. Sulla porta di ingresso della palestra si tira ripetutamente giù la maglietta ed i pantaloncini blu di un materiale tipo spugna verso l’alto nella speranza che i tessuti si allunghino. I pantaloncini effettivamente salgono ma si ritraggono sul sedere, e se alza le braccia immediatamente il suo pancino fugge in fuori con tutta la curiosità della sua giovane età. E’ una lotta, tra pancia e sedere, che ogni tanto Maria abbandona al suo destino mettendosi a correre a più non posso per qualche metro. Poi si ferma ansimante. Quella sua corsa tumultuosa mi inumidisce gli occhi. Maria è pervasa dal desiderio, di esserci, di trovare una sguardo che la possa abbracciare e farla saltare in aria. La corsa della bambina parte con gli occhi grandi alla ricerca di una approvazione, di un incoraggiamento che non trova né nelle sue sensazioni, né nello sguardo di qualche amica. Sono troppo piccoli per sostenersi a vicenda. Serve lo sguardo di un adulto che la capisce, che la legge. Lei non va gran che bene a scuola. La maestra dice che è un po’ insicura e disordinata, come la sua corsa mi vien da dire.”

    Laureus deve far sintonizzare il suo allenatore su questa frequenza. Laureus trova qui la sua profondità. Maria deve incontrare due cose il prima possibile:

    • Uno sguardo che la cerchi mentre corre e che le dica brava Maria, bravissima. Adesso proviamo un po’ ad appoggiare il piede meglio, a spingere con le braccia, a tenere le spalle ….
    • Una bella divisa con dei pantaloncini ed una maglietta che le stiano giuste. Ogni bambina dovrebbe avere il diritto di sentirsi bella mentre corre.

    Se  Maria si sentirà bene con il suo corpo,  se lo sport la conquisterà, diventerà una studentessa migliore, troverà la sua strada attingendo alle risorse interne che nessuno gli porterà via, nemmeno una famiglia  distratta dai troppi problemi che deve gestire. Maria potrà vincere. La maestra la dovrà vederla  correre verso il futuro.”

    On June 4, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #2

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    “Mi piace molto il vostro spirito, io sono una insegnante e se mi dedica dell’altro tempo, le vorrei raccontare alcuni episodi che forse vi possono interessare… Sono un’insegnante della scuola primaria, con una laurea annessa e qualche volta connessa in psicologia. Ho una quarta elementare molto impegnativa, al punto che spesso vado in crisi perché capisco che su alcuni bambini le mie parole e i miei rimproveri sembrano attraversarli senza lasciare traccia alcuna. Non riesco ad avere presa su di loro, nonostante la mia passione e qualche competenza mi abbiano suggerito strategie diverse, ma con alcuni niente da fare. Soprattutto con due di loro nulla. Sono un mix di disinteresse, di menefreghismo e di indolenza. La cosa che più mi rode è che l’altro pomeriggio, avevo il collegio e sono scesa in palestra perché avevo dimenticato l’ombrello nello spogliatoio. Sentivo delle grida ed ho visto che i miei due “sciagurati” erano alle prese con un allenamento sportivo di judo. Silenziosi, rispettosi, grintosi, quando mi hanno visto che li guardavo mi hanno salutato spalancando gli occhi sorridendo. Non si sono permessi nemmeno di distrarsi per paura forse che il maestro, severissimo mi è sembrato, li riprendesse.

    Che rabbia …. Lei che dice? Devo mettermi il kimono? Perché no, penso, ma non lo dico.”

    Quando Laureus parla di una alleanza educativa, intende dire che l’istruttore di judo ha una sua dignità nel percorso di crescita dei suoi ragazzi e sarebbe opportuno che lei parlasse con lui ad un tavolo congiunto. Il tema di questo tavolo è come far sì che i ragazzi approdino al conseguimento delle competenze trasversali. Senza rinunciare ai saperi, certamente, ma anteponendo a tutto il tema della costruzione di una relazione dove l’adulto è guida, è fascino, è interessante. Dopo questo passaggio allora l’autorevolezza sarà data dai ragazzi, perché nella grande maggioranza dei casi non è più concesso in automatico agli insegnanti ed ai genitori. Lo sport non è esente da questa crisi, ma se l’istruttore è capace ha degli strumenti formidabili in mano per chiudere la relazione in modo positivo.

    Gentile professoressa, deve partire da quegli sguardi dei suoi allievi, quando l’hanno vista sbirciare la loro attività. Hanno sgranato gli occhi e sorriso? Le hanno dato una traccia da seguire. Dica loro che vi incontrerete con l’allenatore e che discuterete insieme come loro possano diventare dei ragazzi sempre più in gamba.  Dica loro che il judo è proprio bello e poi… speriamo che il seme produca frutti.

    On May 15, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #1

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    “Alcune settimane fa al termine di un’audizione dove presentavamo Fondazione Laureus Italia Onlus ad un municipio del comune di Milano, una signora mi si avvicina e mi chiede:

    <<scusi ha 5 minuti da dedicarmi?>>

    <<Certamente>> le rispondo

    <<Mi ha molto colpito quello che ha detto, ed allora le volevo fare qualche domanda per vedere se ho capito chi siete e che cosa fate>>

    <<Prego…>>

    <<Quindi siete una Fondazione che vive di raccolta fondi e di sponsorizzazioni e siete una fondazione sportiva, ma non fate voi direttamente sport, esatto?>>

    <<Sì…>>

    <<Voi vi proponete di far diventare le associazioni sportive di un territorio sempre più brave, sempre più capaci nel gestire i ragazzi sul piano tecnico, emotivo ed educativo, sostenendo in qualche misura anche la quota di frequenza dei ragazzi?>>

    <<Esatto e nello specifico ci adoperiamo perché gli allenatori diventino capaci di far evolvere le situazioni più complesse dei ragazzini e ragazzine che vengono loro affidati attraverso un progetto educativo/sportivo di squadra>>

    <<Mi è parso di capire che vorreste che lo sport dialogasse con le scuole della zona nella quale operate, perché vi segnalino i bambini che sono a rischio di devianza sociale?>>

    <<Assolutamente sì! Inoltre proponiamo ai docenti una formazione specifica perché vorremmo innanzitutto che lo sport venisse considerato all’interno delle scuole nelle sue caratteristiche più elevate. Vorremmo che la cultura dello sport, tramite il suo potenziale, possa entrare nelle scuole e raggiungere i gruppi di ragazzi fornendo competenze trasversali in termini di autorevolezza ed osservanza delle regole>>

    <<Accompagnate i ragazzi con un vostro tutor, una psicologa dello sport che presidia i percorsi dei ragazzi fornendo una vicinanza sia agli allenatori che agli insegnanti?>>

    <<Sì, monitoriamo il lavoro, cercando di dare concretezza alle buone intenzioni, cerchiamo di realizzare delle nuove pratiche innovative. Far parlare l’insegnante e l’allenatore è una vera novità. Noi ci proviamo con passione e competenza.  Il nostro fine è quello di essere un lievito sportivo che offre ad una comunità educante lo strumento di uno sport evolutivo>>

    <<Credo che ci risentiremo. Sono una insegnante>>

    On April 30, 2018
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  • ♦ FONDAZIONE LAUREUS SPORT FOR GOOD CORRE LA MILANO MARATHON A COLORI

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    Torna l’appuntamento con Milano Marathon, l’evento running dell’anno arrivato ormai alla 18ma edizione, il momento in cui i migliori runner si mettono alla prova.

    “La passione è ciò che permette di trascendere i propri limiti. È ciò che ci fa correre quando il cuore ci scoppia nel petto, e che muove le gambe esauste dallo sforzo. È passione contro sacrificio, e per decidere il vincitore occorrono allenamento, cuore e concentrazione.”

    QUATTRO CUORI, UN OBIETTIVO

    Nella staffetta bisogna correre come un corpo solo, rinnovare il vigore e la potenza ad ogni tappa. La squadra è una cosa unica, condivide ogni secondo guadagnato, ma anche ogni posizione persa. Quando la combinazione è perfetta, il risultato è bruciante, la vittoria unica, un ricordo indelebile per quattro grandi atleti. Superarsi significa essere migliori, nel fisico come nel cuore.

    Ogni passo, ogni curva superata sono stati una svolta per Fondazione Laureus che rende questo mondo un posto migliore. Una bella giornata di primavera ha accolto i 20mila partecipanti della XVIII edizione di Milano Marathon.

    Inoltre, 10mila piccoli runner con i loro accompagnatori hanno corso per passione e per crescere meglio dentro il cerchio dello sport.

    Andrea Trabuio, Direttore di Milano Marathon, ha commentato: “La nostra maratona è diventata maggiorenne, ed è un piacere per noi assistere alla crescita costante di questo evento. 20mila persone hanno corso con noi quest’anno, accompagnate dall’entusiasmo di una Milano sempre più coinvolta e vicina ai runner in questa grande giornata di festa, in cui abbiamo registrato un nuovo record con 5.534 finishers della maratona”.

    La manifestazione è stata trasmessa non soltanto in Italia, ma anche in Asia e in Australia.

    Alcune curiosità

    L’uomo più anziano a correre è stato Giuseppe Degrassi, classe 1937, e tanti i francesi, 285 runner che hanno deciso di partecipare alla competizione meneghina. La seconda regione più rappresentata per numero di iscritti, dopo la Lombardia, è stata quella del Piemonte.

    Il percorso

    1a Frazione: corso Venezia >> via Mario Pagano (km 13,0)
    2a Frazione: via Mario Pagano >> via Federico Caprilli (km 11,2)
    3a Frazione: via Federico Caprilli >> via Benedetto Croce (km 6,7)
    4a Frazione: via Benedetto Croce >> corso Venezia (km 11,3)

    Per Laureus, alla partenza della Milano Marathon 275 persone hanno corso tra staffettisti e maratoneti.

    Presenti personaggi di primo piano come Ivana Di Martino, ultramaratoneta, Marco Mordente, ex giocatore di basket e medaglia d’argento alle olimpiadi 2004 e Alberto Cova, mezzofondista oro mondiale a Helsinki 1983 e oro olimpico a Los Angeles 1984 nei 10000.

    Ed inoltre le ex ginnaste Daniela Masseroni e Fabrizia D’Ottavio e il pilota Gian Maria Gabbiani.

    Le aziende protagoniste al fianco di Laureus sono state Bosch, all’interno del progetto “Allenarsi per il futuro”, Adecco, Gruppo Richemont con il suo Running Team e Randstad.

    I gruppi di runner sostenitori

    Tifo, entusiasmo e spirito sportivo sono il filo conduttore che ha legato i gruppi di sostenitori Laureus più motivati e colorati. Mancavano solo i Pokemon. Tutti allenatissimi e grintosi, hanno ognuno una caratteristica specifica, una sorta di personalità di gruppo che li unisce identificandoli come singoli insiemi.
    Eccoli:

    Impossible Target, runner per hobby e per passione, alcuni con ultramaratone al loro attivo. Sono i Supereroi dei bambini Laureus.

    Allenatori Laureus, i punti di riferimento dei ragazzi che crescono grazie a loro nello sport per un futuro migliore.

    Novy Gagarin, gli amici del Mongol Rally in partenza a luglio da Milano e che in un mese ‘atterreranno’ in Siberia a Ulan Ude. Questa corsa a scopo benefico ha come tema del viaggio #astronauti e il viaggio spaziale. In primissima fila un Pandanauta bianco e nero e due Astronauti, citatissimi da tutti i media accreditati alla manifestazione.

    – 1 staffetta con Roberta Guaineri, Assessore a Turismo, Sport e Qualità della vita del Comune di Milano che è una grande sportiva con il debole per la corsa. Il suo impegno per la città guarda alla cultura della legalità da realizzarsi con la diffusione dello sport e della cultura nelle periferie. L’Assessore, con un braccio rotto, ha deciso di correre comunque per sostenere Laureus Italia.

    Gazzelle On The Road, atletiche runner che compongono un affusolato gruppo al femminile.

    Magnifica la parata finale alle 14 per chiudere una giornata di festa all’insegna della solidarietà, magliette blu Laureus e costumi di Supereroi insieme a panda e astronauti.

    Un grazie di cuore a chi ha partecipato e ha permesso a Laureus Sport for Good di sostenere, con l’importo donato, 3 bambini nel loro percorso sportivo del prossimo anno.

    Grazie a tutti i nostri eroi presenti anche in remoto, a cui ricordiamo che possono continuare a sostenerci tramite Rete del Dono https://www.retedeldono.it/it/progetti/laureus-fondazione-italia-onlus/be-a-hero-milano-marathon-2018 

    On April 16, 2018
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  • Chiara Mariani sport

    ♦ LO SPORT PLASMA I GUERRIERI: LA STORIA DI CHIARA

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    Chiara è sempre stata sovrappeso, a quarant’anni pesava centotrenta chili.  Allenatrice Laureus da tre anni e di una squadra femminile di basket in serie B. Tutto a Milano. Allena dall’età di diciotto anni, l’ha sempre fatto anche in abbinamento alla sua attività ‘principale’: web designer prima e assicuratrice poi, sempre un lavoro di squadra, questa è la costante. Chiara a più riprese nella sua vita ha deciso di cambiare: studiava giurisprudenza ma non era la cosa giusta, lavorava in un’azienda ma dopo anni non era più il suo posto. Una compagna di allenamenti formava istruttori di minibasket, e Chiara ha colto la sua l’occasione, anche se allora non lo sapeva.

    Nel 2014 si ritrova senza un lavoro ufficiale, la famosa maschera sociale da rispettare per fare tutti contenti e nell’ottica di amici e parenti guadagnarsi la vita. Lei che da sempre fa il tifo per tutti gli sport tranne il calcio: ”Lo possono fare tutti, è l’unico sport in cui si usano i piedi, la parte del corpo più lontana dal cervello”, dice sempre scherzando. Lei che a giocare a pallacanestro ha iniziato quasi per caso. Quanto possono essere importanti le giornate dedicate allo sport nella scuola? E’ così che Chiara è scesa in campo e ha scoperto una disciplina che sembrava più divertente delle altre. A nove anni riceve il primo rifiuto. “Ci dispiace abbiamo solo la squadra maschile di basket”. E qui poteva finire tutto.

    Per fortuna le squadre femminili sono nate e sono andate avanti con lei e il suo entusiasmo, alle medie, alle superiori, all’università… ”Non volevo diventare giocatrice di professione, ma mi è sempre piaciuto tanto il basket”. Era bello guardare L’Olimpia dagli spalti con papà al Palatrussardi, era bello essere protagonista in campo con compagne che sono diventate amiche di una vita.

    Una vita che le ha proposto tante sfide, anche dolorose. Dal 2014, disoccupata, si dedica finalmente all’allenamento ogni pomeriggio, il suo cammino l’ha portata proprio là dove voleva andare. E in meno di un anno ha perso cinquanta chili “perché era arrivato il momento di provare”. Grande è un aggettivo che riassume Chiara anche se lei questo aggettivo proprio non se lo riconosce. Oggi vive di basket, il suo sport.  Grande è la sua forza di volontà, grande è la passione che da anni la vede in panchina e in campo, con bambini, ragazzi e adulti, una passione che la porta ogni domenica in un palazzetto diverso, una passione di cui è simbolo il casco dello scooter a forma di palla da basket.

    Grande è l’eco della sua voce quando allena, quando ride di gusto, quando chiacchiera con i suoi piccoli grandi giocatori. Grande è l’amore per la sua famiglia, dalla sorella al papà ai nipoti.

    Finché a maggio 2017 si presenta una nuova, enorme sfida: la malattia. E’ davvero importante la massa tumorale che da un anno a questa parte Chiara combatte: ciclo di chemioterapia, poi radioterapia e ricostruzione.

    Tutto questo, che avrebbe fermato anche un eroe, incredibilmente non le ha impedito di continuare. Lei dice che è stato solo un timeout, e in parallelo alle cure pesantissime, dopo qualche ora di riposo, si butta nell’allenamento con i suoi bambini di via Polesine. Nemmeno l’operazione nei giorni prima di Natale è servita a fermare Chiara.  Con le compagne di basket che in ospedale dopo l’operazione hanno animato il reparto di oncologia con le loro chiacchiere.

    A gennaio lei era già in campo con i drenaggi nascosti sotto una maglia un po’ più larga. Nella pallacanestro non c’è niente di deciso, tutto può succedere, come nella vita. L’importante è non fermarsi”.

    Allenare la rende felice e appagata. Sento di trasmettere qualcosa – dice – sono protetta dalla fortuna dell’allenatore, quella che quando spieghi a un bambino come fare canestro ti fa ritrovare ad assistere al suo primo magari unico successo…e lui ti guarderà come se la sua vita da quel momento fosse magicamente cambiata.

    Allenando, Chiara diventa il mezzo che i bambini hanno per realizzare un sogno. Queste sono le motivazioni per cui non riesce proprio a fermarsi, i suoi bambini e le sue ragazze le danno una forza che nessuna medicina o ormone può dare. L’esperienza con Laureus è stata un’importante scossa per Chiara: “A soli venti minuti da casa ho scoperto una Milano nella quale io ero la straniera, un quartiere in cui tutto era più difficile”.

    Oltre a tutto il resto, al mattino Chiara va a correre e alla sera si allena con i suoi over 40. In questo momento di ripresa dopo l’intervento Chiara si prepara per la Staffetta della Milano Marathon, che correrà con la maglietta di Fondazione Laureus. “Corro piano ma non certo per vincere, io corro per i bambini”. Chiara ha trovato la sua forza nello sport. La sua energia è la scintilla che Laureus vuole accendere nelle nuove generazioni: mai fermarsi, mai rinunciare. Chiara lo testimonia ogni giorno, lo sport plasma guerrieri.

    On March 27, 2018
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  • ♦ COPPA LAUREUS E IL VALORE DI UNA PARTITA VERA

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    “Per i bambini la giornata di sabato non era una semplice partita, ma un evento che aspettavano con ansia da tempo” dice Maria, tutor sportiva in campo con i ragazzi. Alcuni di loro, che hanno iniziato ad allenarsi quest’anno, non avevano ancora mai partecipato ad una partita vera. Altri invece sapevano bene di cosa si trattasse e aspettavano ancor di più la possibilità di giocare contro gli avversari sotto gli occhi dei propri genitori e allenatori. È proprio questo il momento emozionante, quello in cui famigliari occupati e talvolta distanti prendono atto finalmente degli sforzi dei loro figli, per sentirli un po’ più loro, più vicini, sangue del loro sangue e forse fare anche un po’ di sano tifo.

    All’inizio i bambini della scuola Baroni erano così in ansia che temevano di entrare in campo, soprattutto le bambine. È stato importante durante il riscaldamento farli andare sul campo a familiarizzare con le distanze e il canestro nuovi, così giocando hanno superato questa prima paura molto forte.

    coppa laureus_1

    Poi la partita, quante emozioni! Voglia di giocare, paura di fronte a tutte queste persone e timore di non saper fare, e poi molte altre. Continua Maria: “Alcuni erano eccitati a tal punto che non riuscivano a stare seduti in panchina in attesa di andare sul campo; altri intimoriti erano quasi congelati, immobili e volevano sembrare invisibili. Tutti però avevano la curiosità di vivere questa grande esperienza di fare una vera partita, contro degli avversari, con una divisa della squadra, con un arbitro e degli spettatori”.

    Quando si vivono esperienze così per la prima volta da bambini, queste diventano i ricordi che contrassegnano l’infanzia e rimangono da qualche parte nella memoria dei futuri adulti. Quando, ormai donne e uomini, dovranno giocare le partite della vita, l’entusiasmo e la frustrazione che aiuta a crescere, il senso del limite che le regole sportive danno all’esuberanza e all’aggressività saranno pilastri su cui si appoggeranno forse inconsapevolmente. E questi pilastri hanno una radice lontana, quel torneo di basket.

    È stato sabato 24 febbraio che si sono svolte le semifinali della prima “COPPA LAUREUS”. Un torneo di minibasket che ha visto coinvolti i gruppi dei progetti Laureus delle classi quarte e quinte elementari delle scuole Polesine, Vallarsa, Montevelino e Baroni di Milano.

    Questo primo evento, che ha emozionato e creato ansie ed aspettative nei ragazzi ma anche negli allenatori e forse nei parenti più vicini come mamme e papà, si è svolto presso il centro sportivo Saini di Milano in collaborazione con il partner di progetto di Laureus, la ASD Basket Femminile Milano.

    Lo scopo era quello di permettere ai bambini di confrontarsi con una partita ‘vera’, perché sappiamo che lo sport, per essere davvero vissuto nella sua totalità, necessita di un momento di confronto con l’altro, un avversario con cui misurarsi secondo le proprie capacità, scoprendo il bello di metterci tutto se stesso verso un obiettivo da raggiungere.

    È così che ci si appassiona, si scopre il sapore della vittoria per tornare ad allenarsi ‘forte’ con la spinta di chi vuole vincere ancora, ma anche il sapore della sconfitta, per scoprire che si può ripartire da lì con la voglia di crescere e imparare.

    La giornata della Coppa è stata davvero una festa. Sia le famiglie che i bambini l’hanno vissuta come tale, in quella che poi hanno sentito come una occasione unica.

    A bordo campo mamme e papà di tante nazionalità diverse, uniti insieme in un tifo caloroso, a supportare i propri bambini. In campo tanto impegno e divertimento, scoprendo il bello di giocare e misurarsi secondo le regole dello sport!

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    Per dare un piccolo spazio alla cronaca, le due semifinali hanno visto le vittorie della scuola Polesine, nel derby contro la scuola Vallarsa, e della scuola Montevelino che ha battuto la scuola Baroni.

    Il 24 marzo ci saranno le due finali e la festa d’onore con degli ospiti e dei fan molto speciali…i Supereroi! che stanno correndo a sostegno dei progetti Laureus.Be a hero’ il loro slogan, e conoscendoli c’è da crederci! Corridori nell’anima, corridori della vita ed eroi di ogni giorno. -> visita il link dell’evento

    In palio ci saranno il premio alla squadra vincitrice, al ‘giocatore più coraggioso’ e a quello più ‘collaborativo’. Si accettano previsioni.

    Lo sguardo di Gianni, coordinatore degli allenatori, sull’evento ci dice molte cose. Prima di tutto i perché della Coppa Laureus. “Volevamo dare ai bimbi uno degli elementi specifici dello sport, la partita. Volevamo dare il concetto di orgoglio legato alla propria scuola. Volevamo che i genitori si assumessero la responsabilità dei propri figli che fanno sport accompagnandoli. Volevamo che genitori di etnie e religioni diverse concentrassero il loro tifo sulla squadra dei propri figli. Volevamo dare agli allenatori ed ai loro bambini materiale emotivo, tecnico ed educativo per i prossimi allenamenti. Volevamo dare agli insegnanti l’opportunità di vedere i loro bimbi all’opera. Volevamo trasferire l’idea di Laureus. Volevamo proporre due valori alti e premiarli: il coraggio e l’altruismo verso tutti i bambini. E forse ci siamo riusciti”.

    Così pare anche ad Ilaria, tutor di riferimento insieme a Maria: “Sono rimasta colpita dalla presenza notevole dei bambini e delle loro famiglie, presenza emotivamente partecipativa e decisamente integrata. In particolare ho sentito forte la gioia, l’energia e la competitività per la prima volta nelle nostre squadre. Gli allenatori che sembravano giocarsi la panchina in caso di sconfitta… i cartelloni preparati a scuola… Esperienza molto intensa. Non vedo l’ora che si giochi la finale!”.

    On March 15, 2018
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  • ♦ SROI, CAMBIA IL FUTURO. IL VALORE SOCIALE DELLO SPORT

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    “Il primo sasso nello stagno di un’energia forte”. Così Maurizio Dallocchio, Professore Ordinario di Finanza Aziendale all’Università Commerciale Luigi Bocconi, ha aperto l’incontro di presentazione dei risultati dell’analisi SROISocial Return on Investment –  di Fondazione Laureus.

    L’evento si è svolto presso la stessa Università milanese alla presenza di autorità, manager, giornalisti e sportivi. Un parterre con gli occhi puntati sulla presentazione di Clodia Vurro, Responsabile Scientifico del progetto. I dati raccolti nel triennio e nel periodo di riferimento precedente sono stati forniti da Vincenzo Walsh, Responsabile Progetti di Laureus. Walsh è infatti convinto che i finanziatori dei programmi sportivi comunitari devono investire non solo nell’attuazione dei progetti, ma anche nel monitoraggio e valutazione degli stessi, restituendo una rendicontazione da parte di Enti terzi.

    Il professor Dallocchio ha evidenziato che “l’attività di Corporate Social ResponsibilityCSRnell’immediato ha un costo, ed oggi ci troviamo a riscontrarne anche i risultati. La Professoressa Vurro infatti ci parla di radici poste sei anni fa con il progetto Laureus – Ecorys.

    Oggi l’accountability – o rendicontazione – del progetto triennale 2014 – 2017 sull’attività milanese della Fondazione ci dà la misura dell’impatto del cambiamento generato. Anche Marvin Hagler e Giacomo Agostini, campioni del mondo pluripremiati in due grandiose discipline sportive come il pugilato e il motociclismo e Ambassador Laureus, ne prendono atto con grande soddisfazione. Una lancia spezzata a favore del valore aggiunto dello sport sui ragazzi e sulla comunità di riferimento.

    Clodia Vurro spiega come “l’analisi SROI è l’impegno di valutare l’efficacia di un modello di intervento sociale nel modificare lo status quo.  Questa affermazione racchiude il senso e l’obiettivo dell’intera ricerca.

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    “I benefici – prosegue – vanno dall’identificazione dei driver interni alla facilità di comunicazione, includendo nel processo semplificazione e standardizzazione.

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    Interviene in apertura Ruggero Magnoni, Presidente di Fondazione Laureus Sport for Good. Il Presidente ricorda che Laureus è stata fondata nel 2000 creando un movimento internazionale forte intorno allo sport. Le risorse si sono subito trasformate in progetti. E ci troviamo oggi a confrontarci con la misurabilità dell’efficacia del nostro intervento.

    Daria Braga è il Direttore Fondazione Laureus Italia, Psicologa-Psicoterapeuta dell’età evolutiva e dell’adolescenza. Sintetizzando efficacemente l’attività della Fondazione Laureus, ci parla di “un contesto psicoeducativo che propone un modello specifico di intervento. Ed è la rete di attori coinvolti – minorenni a rischio, psicologi, allenatori, insegnanti, scuole – a dare una grande potenza al progetto”. Quanto ai numeri, “del 2005 sono stati coinvolti oltre 2000 bambini, 70 organizzazioni e 20 attività sportive. Per un totale investito di 10 milioni di euro. “Da questo gruppo è stato scelto un campione rappresentativo – continua Daria Bragada uno dei progetti della Polisportiva Milano.

    Presente anche Teresa Zompetti, Responsabile CSR per il CONI. Intervistata da Valentina Fass, giornalista di Sky, si sofferma sullo sviluppo sociale creato attraverso lo sport e sul valore aggiunto creato per il territorio. Un percorso comune strutturato tra il CONI e Laureus sta mettendo le basi per moltiplicare i benefici delle attività sportive sui minori e sugli Enti locali. Il progetto congiunto “Vincere da grandi” vede in Laureus un partner ottimale per accompagnare e valutare il progetto attraverso il suo staff di psicologi e coordinatori educativi.

    Roberta Guaineri, Assessore a Turismo, Sport e Qualità della vita del Comune di Milano ama l’arte contemporanea ed è una grande sportiva con il debole per la corsa. Il suo impegno per la città guarda all’internazionalizzazione e alla cultura della legalità da realizzarsi con la diffusione dello sport e della cultura nelle periferie. Questi fattori l’hanno portata a intervenire al dibattito, con grande esperienza e cognizione di causa. “Siamo davanti ad un approccio costruttivo e sistemico. Lo sport a mio avviso, ancora più della cultura, è uno strumento di crescita. Conosco Laureus da tanti anni e ricordo ancora, dopo una maratona, la lettera di un ragazzino coinvolto nell’allenamento per la staffetta. ‘Per la prima volta – scriveva – ho avuto uno scopo nella vita’. Qui dentro c’è tutto”. “Un momento molto importante nello sport di squadra è il dopopartita – prosegue l’Assessore Guaineri -, il famoso ‘terzo tempo’. È fondamentale per consolidare i rapporti tra i ragazzi”. L’Assessore Guaineri, intervistata sull’argomento, cita poi l’importanza del partenariato tra pubblico e privato, normato anche dalla legge.

    In chiusura della Tavola Rotonda Stefano Sacripanti, grande allenatore di pallacanestro e dal 2006 head coach della Nazionale italiana Under 20, risponde alla domanda di quanti grandi talenti hanno lasciato lo sport per incompatibilità con la scuola. “Rispetto a prima, quando lo sport era spesso visto degli educatori come una perdita di tempo, ora l’ottica è cambiata. C’è sicuramente maggiore elasticità da parte degli insegnanti, tanto che i risultati sportivi entrano come punti di credito per gli esami di Maturità”. Su questo Pierluigi Marzorati, ingegnere e giocatore icona della Pallacanestro Cantù, docet.  Laureato in ingegneria civile, è stato per questo soprannominato ingegnere volante per la rapidità dei suoi contropiedi.

    On March 12, 2018
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  • ♦ CON LO SPORT PUOI FARCELA ANCHE SE NON SEI MICHAEL JORDAN

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    Un bambino come tanti altri, forse un po’ sovrappeso, che sbrigativamente si potrebbe definire iperattivo. È Carnevale e sul viso ha una grossa cicatrice dipinta, vistosa ed eccessiva, il segno di una vita in una periferia complicata. E ciò che lui mette in scena è la ferita. Dove è la mamma? E il padre? Gli educatori si fanno inutilmente queste domande. Come trascorre il suo tempo? Dalla violenza del suo atteggiamento sembra chiaro che a casa botte e maniere forti siano l’unico linguaggio. È questa la vita passata attraverso gli otto anni di Marcus.

    Il nonno che lo accompagna e lo viene a prendere a scuola ha le rughe e i capelli bianchi, il bastone e il passo rallentato. Potrebbe avere avuto un incidente, zoppica in modo troppo accentuato.. Se a casa intravvediamo per Marcus solo abbandono e trascuratezza, l’unico che si prende cura di lui come può, che controlla il diario, lo accompagna puntuale al mattino e lo riporta a casa al suono della campanella è proprio il nonno, un uomo solo, anziano, che parla solo dialetto e non conosce modi per addomesticare i disturbi della crescita del nipote, ma che per lui è una certezza, lui a modo suo c’è sempre. Che futuro attende Marcus?

    La scuola di via Polesine a Milano vanta un team angelico invidiabile che supporta bambini e bambine in crescita in una periferia milanese sempre più degradata. Non è magia, è frutto di un percorso formativo: in questa storia gli angeli si manifestano come persone in carne ed ossa. Le maestre Silvia e Paola, mamme di professione, che lasceranno il segno nella vita di Marcus e molti altri bambini. E poi Chiara, Giulia e Antonio, gli allenatori di minibasket, fischietto al collo e sorriso, a testimonianza che la vita anche in piazzale Corvetto può essere meravigliosa.

    Mentre la Fondazione Laureus sta celebrando gli Sports Awards, la più prestigiosa competizione mondiale in questo settore, il Direttore Daria Braga ci ricorda che “Oggi esiste una preoccupazione diffusa. Avvertiamo che il futuro di noi tutti passa attraverso le qualità umane delle future generazioni. Società, scuola e famiglia sono alla ricerca di alleati per riuscire a costruire persone capaci di dare il meglio di sé con lealtà, coraggio, abnegazione, capacità collaborativa, senso del competere dentro un sistema di regole condivise, senza scorciatoie, senza barare con il mazzo di carte della vita”. Questo è il nocciolo della filosofia della Fondazione Laureus, che tutti possiamo e dobbiamo sostenere per aiutare i bambini ad uscire da un vicolo cieco.

    Il basket è uno sport di punta degli Awards, ed è il miracolo che ha sollevato dalla polvere il piccolo Marcus. Lui è’ stato inserito nel progetto Laureus minibasket l’anno scorso, con grandi difficoltà…le sue difficoltà erano su tutti fronti: rapido nel correre fuori dalla classe o nel tirare calci e pugni, ma lento nella lettura nel calcolo e nella scrittura…ogni impulso in Marcus era fuori controllo, un abbraccio troppo stretto, una spinta troppo forte, bambini o adulti era indifferente, urla e parolacce erano intervallate da parole dolci e sussurrate…Il suo sorriso poteva scatenarsi in un pianto disperato senza motivo…nessun compagno aveva il coraggio di avvicinarsi a lui , nessuno tentava di giocare con lui…Le maestre in attesa di un insegnante di sostegno hanno giocato la carta dello sport per aiutare Marcus . Nei primi allenamenti restava in campo solo qualche minuto, litigava con la metà dei compagni e poi spalancava le porte a vetro e correva nel cortile della scuola senza sosta per un’ora, alla disperata ricerca di un po’ di pace. A volte la sua disperazione era tale da fargli trovare la forza di sollevare panche e sedie e scaraventarle con quella furia che percorreva la sua testa e il suo corpo, una furia in attesa di un nome e di una cura. Disturbi dell’attenzione, iperattività, difficoltà relazionali…quanto può influire un’etichetta sul modo di essere di una persona e ancora più di un bambino?

    Marcus in palestra era semplicemente un giocatore come tutti gli altri, messo in panchina all’occorrenza, corretto nei fondamentali, preso ad esempio per la sua velocità nel correre da una linea all’altra. Per qualche mese il suo livello di attenzione non raggiungeva l’ora ma gli allenatori alternavano momenti di gioco a momenti in cui Marcus poteva essere una sorta di aiutante/viceallenatore, finalmente riconosciuto per qualcosa che sapeva fare bene, che fosse riordinare o fischiare e non più differenziato dagli altri.

    In campo nessuno lo ha più allontanato né provocato, anzi i compagni hanno iniziato a cercarlo e solo nel contatto con loro questo bimbo ha imparato a dosare la forza delle sue spinte e dei suoi abbracci, avere degli amici non era così male. Tutto quello che è un po’ troppo fa paura inizialmente…ma le guide tra i banchi di scuola e in campo possono costruire scenari unici.

    Ci dice Giulia, la sua allenatrice, che ha già vissuto lo stesso tipo di realtà a Napoli: “Marcus ha fatto enormi cambiamenti in positivo. Ancora adesso è spesso al centro di litigi, ma fortunatamente ha imparato a riconoscere in me l’autorità e mi rispetta”. “Mi rendo anche conto – prosegue – che va avvicinato con dolcezza, un linguaggio che lui non conosce. Le sue richieste di affetto hanno mille sfumature”.

    Il miracolo di Marcus e del suo sapere stare meglio in mezzo ai compagni è uno dei tanti miracoli dello sport: il confronto con i compagni, la condivisione di un campo, di uno spogliatoio e di un urlo liberatorio a fine allenamento tolgono etichette superflue e fanno sentire squadra le personalità più disparate. Squadra che per qualcuno diventa sinonimo di famiglia, e quando senti che per qualcuno sei indispensabile, diventi un miracolo vivente. Oggi Marcus è parte del team di Milano in via Polesine e si prepara ad affrontare il torneo di marzo con entusiasmo. Passione, tenacia ed impegno: chi di noi non lo vorrebbe nella sua squadra?

     

     

    On February 22, 2018
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