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  • ♦ LE STORIE DI BASKET FOR GOOD

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    STORIA DI LUCA: IL TALENTO DA SCOPRIRE

    Setting the scene: Fatti, non parole. L’integrazione culturale non è cosa semplice, Italia ed Egitto sono distanti tanti chilometri, per religione e per cultura. Un padre di famiglia, oberato dalle responsabilità non ha tempo di parlare, in quanto padre e in quanto uomo deve fare, dimostrare che lui e i suoi figli in Italia possono stare. Non c’è tempo per lo svago, solo lavoro, scuola, risultati. Lo sport, se può essere considerato fattibile deve essere solo agonismo, risultati e talento. Luca incontra la palla, il canestro e a testa bassa corre per fare punti, per arrivare primo, per dimostrare di avere talento per tutto, per essere accettato…chi poteva immaginare che quell’ora di basket sarebbe stata l’occasione per grandi scoperte?

    Personal challenge and positive action: una sera come tante Luca è salito su quel pulmino insieme alla sua classe ai suoi maestri e ai suoi allenatori per andare a vedere l’Olimpia, per camminare sul parquet calpestato da uomini effettivamente talentuosi. Incredulo e silenzioso Luca osservava questo mondo fatto di cori, applausi e i suoi occhi sono pieni di domande; ma io avrò un talento? Sul campo della scuola Luca ha scoperto di avere molto più di quello che hanno i grandi campioni:  una tifoseria tutta per lui, dei compagni di squadra da cercare con lo sguardo e con i quali costruire grandi azioni; ha giocato con grandi campioni alti fino al cielo, scesi in campo apposta per giocare con lui, che lo hanno incoraggiato e gli hanno fatto magici assist sotto canestro e che gli hanno raccontato e dimostrato che il talento non sono solo i risultati, ma il vero talento di uno sportivo è non mollare mai…Luca oggi entra in campo consapevole di avere tanti talenti che lo rendono degno di essere acclamato: saper sorridere, saper vincere e anche perdere, cadere e poi rialzarsi. Se molti non sanno definire il talento, lo sport fa crescere il talento di affrontare ogni giornata a testa alta, a prescindere dal risultato. Praticare uno sport è la strada per esplorarsi e scoprire il proprio talento nella vita, perché tutti ne abbiamo uno dobbiamo solo avere la pazienza di scoprirlo e di accettarlo, solo così potremo sentirci accettati per quello che siamo. Ecco la grande scoperta che Luca ha fatto nel progetto One Team.

    STORIA DI ANNA: LA SCOPERTA DI UN MONDO DI GIGANTI VERI

    Occupare un posto nel Mondo non è cosa semplice, anche quando un corpo occupa tanto spazio non è detto che sia consapevole che quello spazio sia proprio suo… avere gambe lunghe per fare grandi passi è solo un’illusione se non si ha la certezza di dove andare. Anna in mezzo ai compagni di classe non sembra una bambina della scuola primaria ma i suoi occhi pieni di domande confermano che ha solo dieci anni. In ogni suo movimento Anna. è tanto cauta da sembrare impacciata: come se ogni cosa intorno a lei potesse rompersi se fosse in grado di tirare fuori la voragine di emozioni che non sa raccontare né mostrare. Ogni passo di Anna. è incerto, il suo corpo non le appartiene, e ogni cosa, dalla matematica all’italiano, dal camminare al correre, è fatto con la lentezza di chi cerca un compagno di viaggio e non trovandolo rallenta. Lo sport non si lascia impressionare dalle misure, grandi e piccoli possono scoprirsi capaci di cose incredibili.  Quel canestro per Anna. è non è poi così lontano, ma il pensiero di poter conquistare punti, per lei, così dolce nella sua insicurezza, così piccola nella sua grandezza, è un pensiero lontanissimo. Lo sport ci mette a nudo: ci avvicina ai nostri limiti, ci fa esplorare risorse sconosciute e ci permette di vederci da nuove prospettive. Nel progetto basket for Good , Anna che con la sua mole si sentiva una bambina tanto diversa e tanto inadeguata, ha fatto una scoperta che forse potrà cambiare il suo percorso: ha visto uomini alti come grattacieli, fuori misura proprio come lei, destreggiarsi con eleganza con un pallone tra le mani, saltare così in alto da dare l’illusione del volo…diversamente alti, diversamente grandi e incredibilmente adeguati. Improvvisamente quel loro essere giganteschi non è poi così male… Un passo lungo arriva presto in lunetta e il rimbalzo recuperato con facilità diventa presto un punto che porta alla vittoria. Anna non è troppo, e niente è troppo per Anna. Il suo spazio in campo è rispettato dai compagni, il suo viso è illuminato da un sorriso, negli occhi brilla la felicità di chi si sente accettato e che si accetta.

    STORIA DI FRANCESCA: VINCERE LA DIFFIDENZA TIFANDO OLIMPIA

    Setting the scene: Ogni età ha le sue incomprensioni. E nella vita non si riesce a capire tutto. La piccola Francesca è un’incompresa da sempre. E’ difficile a 9 anni capire e accettare che il tuo eroe , il tuo papà , improvvisamente non verrà più a prenderti fuori da scuola ma sarai tu ad andare a trovarlo in un posto che ha gli orari per le visite. E’ difficile per bambini di 9 anni capire il dolore e la vergogna di Francesca. E a volte anche insegnanti formate per comprendere ragazzi in crescita e situazioni familiari complesse, possono non capire e non accettare situazioni come quelle di Francesca e involontariamente giudicarla ed etichettarla come figlia di un detenuto. In un’età cruciale Francesca cambia scuola cambia compagni nella speranza di trovare insegnanti e amici comprensivi, che la accettino per quello che è, una bambina di quinta elementare che è arrabbiata con la vita e che non sa più di chi ci si può fidare. Francesca incontra il progetto One Team in questa fase della vita, diffidente verso insegnanti e allenatori, convinta che nessuno le insegnerà qualcosa di bello perché prima o poi quelle persone potrebbero lasciarla sola o giudicarla. Con estrema diffidenza Francesca ha palleggiato per il campo della scuola, con diffidenza ha incontrato i giganti della pallacanestro italiana, con diffidenza ha mostrato entusiasmo sugli spalti della tifoseria di Olimpia Milano.

    Personal challenge and positive action. Un giorno seduta in quel cerchio che accoglie e che dà a tutti diritto di parola, Francesca ha domandato a quel giocatore troppo alto per essere vero se la pallacanestro gli ha permesso di trovare amici che non ha perso. Quel giorno Francesca ha condiviso con tutti noi la sua paura più grande quella di restare sola, e averlo detto in quel cerchio le ha dato risposta, lo sport non lascia soli, e una squadra può essere una famiglia; della palla a spicchi e del canestro a fondo campo ci si può fidare, se vinci o perdi potrai sempre rientrare in campo un po’ più forte, e ricominciare. Francesca ha cominciato a sorridere, e le liti con i compagni molto frequenti in classe, quelle continue messe alla prova, in campo sono scomparse, Francesca non urla per rabbia ma per farsi passare la palla o per contare a voce alta i canestri della sua squadra.

    Impact: Grazie al progetto One team Francesca ha ricominciato a credere che le cose belle sono belle anche per lei, ha ricominciato a sperare e la sua progressiva apertura le permetterà di non sentirsi più così sola o diversa.

    STORIA DI GIUSEPPE: BASKET FOR GOOD PER SUPERARE I PROPRI LIMITI

    Andare a scuola, imparare a leggere e a scrivere, una cosa normale, ordinaria, che fanno tutti. Qualcosa di difficile, a tratti anche noioso…Molte culture attribuiscono all’istruzione un ruolo assolutamente rilevante nella crescita dei bambini, molte ma non tutte… Giuseppe vive in un campo rom, a Milano, la priorità per la famiglia di Giuseppe non era mandarlo a scuola, anzi, per suo padre Giuseppe non era proprio una delle priorità. Tante cose Giuseppe avrebbe voluto imparare, vedeva la pioggia, le macchine, gli altri bambini…ma non poteva sentire il rumore delle gocce sul vetro, il fragore del traffico, le grida di bambini come lui…nemmeno il suono della sua stessa voce, perché Giuseppe  è nato sordo. Passava fin da piccolissimo le sue giornate nella baracca del campo, a volte da solo. Le giornate erano lunghe e il silenzio attorno a lui assordante.   Giuseppe a 9 anni, non potendo andare a scuola trascorreva i suoi pomeriggi a ricopiare dei segni a lui sconosciuti, le lettere dell’alfabeto, lettere che la mamma gli lasciava come passatempo scritte su un foglio.

    Un pomeriggio di pioggia un’operatrice di una comunità vicino ha visto Giuseppe seduto a terra che a lume di candela ricopiava queste lettere con impegno e dedizione e tanta speranza negli occhi. Occhi che hanno visto tanto, tanto da compensare quello che Giuseppe non ha potuto sentire, tanto da costringere il corpo di Giuseppe a muoversi senza controllo per la voglia di esprimere quanto aveva visto. Grazie all’intervento della comunità, oggi Giuseppe va a scuola, segue tutte le lezioni con curiosità e partecipazione difficili da trovare in un bambino della sua età. Quando le cose si fanno con il cuore, tutto è possibile.

    Giuseppe infatti ha preso parte nell’ultimo mese al progetto Basket for Good con la sua classe, e mentre corre dietro al pallone o prende un rimbalzo, guarda il maestro , uno dei suoi angeli custodi, e sorride come a poter dire “guarda cosa sto facendo, guarda come sono bravo”. Lo sport è per chi non molla mai. Imparare non è solo una questione di ascolto e presenza, ma è forza di volontà, e tutti i bambini, con quella forza, normodotati o con handicap, possono anche volare. Fare attività sportiva è possibile per Giuseppe, anche togliendo l’apparecchio acustico, lo sguardo di Giuseppe infatti è magnetico e non perde un passo dei due allenatori in campo, che con quel pallone arancione fanno cose bellissime. Giuseppe partecipa alle staffette, alle gare di tiro, sostenuto dai compagni che sono contagiati dalla sua voglia di imparare. Grazie al progetto Basket for Good, Giuseppe sta imparando l’ABC della pallacanestro per poter un giorno scrivere, tra un passaggio e un tiro, la storia speciale di quel magico bambino che non sentiva il pallone ma lo faceva volare

    On February 20, 2019
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  • ♦ FONDAZIONE CARIPLO E IL PROGETTO QuBí

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    QuBì – La ricetta contro la povertà infantile è un programma pluriennale da 25 milioni di euro che intende coinvolgere la città di Milano nel suo complesso: aziende, istituzioni e singoli cittadini sono chiamati a creare una ricetta comune che permetta di dare risposte concrete alle famiglie in difficoltà e creare percorsi di fuoriuscita dal bisogno.

    Fondazione Cariplo ha promosso QuBì – La ricetta contro la povertà infantile, con il sostegno di Fondazione Vismara, Intesa Sanpaolo Spa, Fondazione Fiera Milano e in collaborazione con il Comune di Milano e le organizzazioni del Terzo Settore che operano su questo fronte, come Fondazione Laureus.

    La fotografia elaborata da Fondazione Cariplo, su dati 2016 del Comune di Milano, consegna l’immagine di una città in cui i contributi di sostegno al reddito hanno raggiunto 19.181 nuclei famigliari per un totale di 54.493 individui. Le famiglie con minori raggiunte sono 9.433, per un totale di 19.703 minoriIn Italia sono 1.292.000 i minori che vivono in povertà assoluta e l’impegno di Fondazione Cariplo è quello di contrastare la povertà, partendo da quella che colpisce le famiglie e i più piccoli, a partire dalla città di Milano. Vivere in povertà assoluta significa non accedere a beni fondamentali per crescere1 minore su 10 a Milano non può permettersi un’alimentazione corretta, vive in una casa non adeguata, non frequenta un corso durante il suo tempo libero: bambini e ragazzi che faticano a vivere il presente e che, tanto più, vedono compromesso il proprio futuro.

    QuBì – La ricetta contro la povertà infantile intende realizzare una fotografia della povertà in città, in modo da poter meglio indirizzare gli interventi e sostenere le famiglie in difficoltà.

    Ma, consapevoli che non avere un reddito sufficiente ha delle conseguenze forti sul qui ed ora e che le scelte sulle rinunce toccano i beni di prima necessità, QuBì è già attivo e ha finanziato l’apertura del primo Emporio Caritas nella città di Milano, la realizzazione di due hub del Banco Alimentare che servono due zone della città e un progetto pensato da Fondazione Pellegrini e Spazio Aperto Servizi che guarda al cibo, ma non solo, riaprendo ad alcuni nuclei familiari in povertà la possibilità di inserirsi sul mercato del lavoro e di avere un alloggio temporaneo.

    On February 20, 2019
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  • ♦ VOTA IL MOMENTO SPORTIVO DELL′ANNO

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    QUALE SARÀ IL MOMENTO SPORTIVO DEL 2018?

    • Dieci storie commoventi di sport si contendono il voto del pubblico da oggi, 7 gennaio, al 4 febbraio sul sito myLaureus.com
    • Il Laureus Sporting Moment of the Year celebra il fair play, la sportività, il sacrificio e la dedizione nello sport
    • I tre finalisti saranno annunciati il 4 febbraio 2019 e il vincitore sarà celebrato in occasione dei Laureus World Sports Awards che si terranno a Montecarlo il 18 febbraio 2019

    MILANO, 7 gennaio 2019 – Entra nel vivo la corsa per scegliere il momento sportivo del 2018. Tra marzo e dicembre dello scorso anno, gli appassionati hanno selezionato il loro momento sportivo del mese, selezionando storie emozionanti che dimostrano come lo sport possa avere un impatto positivo sul mondo. Fino al 4 febbraio, i 10 momenti sportivi prescelti competono l’uno contro l’altro e possono essere votati sul sito myLaureus.com. Le tre storie che avranno ottenuto il maggior numero di voti si contenderanno poi il titolo di “Laureus Sporting Moment of the Year” (Momento sportivo dell’anno), che verrà assegnato in occasione dei Laureus World Sports Awards, in programma a Montecarlo il prossimo 18 febbraio.

    I 10 MOMENTI SPORTIVI CANDIDATI SONO:

    DODDIE WEIR – IL GIGANTE

    Doddie Weir, leggenda del rugby scozzese con all’attivo 61 presenze in Nazionale, ha rivelato al mondo la sua battaglia contro la malattia terminale del motoneurone, che colpisce il sistema nervoso. Il suo ingresso in campo al Murrayfield Stadium, teatro delle sue imprese, in occasione della sfida tra Scozia e Nuova Zelanda, ha emozionato tutti i tifosi presenti sugli spalti. Weir sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi tramite la “My Name’5 Doddie Foundation”.

    JOE THOMPSON – SOGNO A WEMBLEY

    Dopo aver sconfitto per due volte il linfoma di Hodgkin nel 2013 e 2017, Joe Thompson, centrocampista del Rochdale, è riuscito a coronare il suo sogno di giocare a Wembley. Lo ha fatto in occasione della sfida di FA Cup contro il Tottenham Hotspur.

    XIA BOYU – SFIDA AL DESTINO

    Nel 1975, durante il suo primo tentativo di scalare l’Everest, Xia Boyu ha perso l’uso di entrambi i piedi per aver ceduto il suo sacco a pelo a un compagno di spedizione mentre era in corso una tormenta di neve in alta quota. A 69 anni, al quinto tentativo con le protesi ai piedi, Xia Boyu ha raggiunto quota 8.848 metri, diventando il secondo doppio amputato ad aver scalato l’Everest, il primo in assoluto dal lato nepalese.

    SVEN HANNAWALD E KAMIL STOCH – BENVENUTO NEL CLUB

    Il tedesco Sven Hannawald, il primo saltatore con gli sci capace nel 2001-2002 di vincere tutte le gare del torneo dei quattro trampolini, stava commentando in diretta, a Bischofshofen, in Austria, l’ultima prova del polacco Kamil Stoch. Quando Sven ha visto che Kamil ha realizzato il Grande Slam, diventando il secondo uomo a riuscire nell’impresa, istintivamente ha abbandonato la cabina di commento per congratularsi personalmente con lui. In un atto di rispetto e sportività, Sven ha dato il benvenuto a Kamil nel suo esclusivo club di salto con gli sci.

    SIYA KOLISI – UNO STORICO CAPITANO

    Siya Kolisi ha scritto la storia del Sudafrica, nel rugby e non solo, diventando il primo giocatore di colore a indossare la fascia di capitano in 126 anni di storia degli Springboks. Lo scorso mese di giugno Kolisi ha esordito da capitano nel test match disputato, a Ellis Park, contro l’Inghilterra.

    GILBERTO MARTINEZ – REQUIEM ALLA COPPA DEL MONDO

    Gilberto Martinez, tifoso della nazionale messicana di calcio, aveva pianificato di portare la sua famiglia ad assistere all’esordio del Messico ai Mondiali di Russia. Ma, ad aprile, in un tragico incidente automobilistico, Gilberto ha perso la moglie e i due figli. Ciononostante, per elaborare il lutto, il suo terapeuta gli ha consigliato di intraprendere lo stesso il viaggio. Gilberto ha seguito il suo consiglio, conquistando l’ammirazione di tutti.

    EDWARD MILLS – QUESTO È PER TE, MAMMA

    Quando a sua madre è stato diagnosticato un cancro in fase terminale, Edward Mill, un bambino di otto anni, ha deciso di affrontare una sfida solo all’apparenza più grande di lui. Per raccogliere fondi per la ricerca, Edward ha scalato l’Old Man of Hoy, un faraglione in arenaria rossa sull’isola scozzese di Hoy, nel mare del nord, alto 137 metri. Il bambino è diventato la persona più giovane a riuscire nell’impresa, raccogliendo più di £35.000, un fantastico omaggio alla madre scomparsa.

    PATRICK TAYLOR – UN MESSAGGIO SPECIALE

    Il programma radiofonico “Test Match Special” della BBC Radio è una vera istituzione nel mondo del cricket. Così, quando il padre di Patrick Taylor è deceduto, il figlio sapeva benissimo come ricordarlo nel migliore dei modi. Il commovente omaggio di Patrick al padre, ricco di riferimenti al cricket, è stato letto durante il programma del noto commentatore Jonathan Agnew, toccando il cuore dei fan di tutto il mondo.

    PETER THOMPSON – TOUR DE FORCE

    Peter ha percorso, correndo a piedi, l’intero itinerario del Tour de France, coprendo 3.351 km in 68 giorni. L’impresa di Peter, giunto sugli Champs-Élysées di Parigi appena tre giorni prima dell’arrivo del Tour de France ufficiale, è stata ancora più memorabile per i risultati ottenuti dalla raccolta fondi a favore del progetto “Marathons for the Mind”, che in totale ha raggiunto ben £42.000.

    PAUL GUEST E EDWIN VERMETTEN – COMPAGNI D’ARMI

    Il valore degli Invictus Games è stato incarnato perfettamente nel corso del torneo di tennis di tennis sulla sedia a rotelle. Nel corso di un match Paul Guest, veterano di guerra, affetto da PTSD (disturbo da stress post-traumatico), è entrato in crisi, sentendo il rumore delle pale di un elicottero a bassa quota. Un rumore che gli ha ricordato i giorni della guerra. In suo soccorso è intervenuto il compagno di doppio, Edwin Vermetten, che gli ha permesso di superare il momento di difficoltà, consentendo alla coppia di proseguire la partita.

    Per guardare questi videoclip emozionanti e commoventi e VOTARE il tuo preferito, visita il sito web myLaureus.com.

     

     

    On January 8, 2019
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  • ♦ LA DOLCEZZA IN UN PUGNO

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    Limpido come l’acqua, leggero e furtivo come un ghepardo, violento come un uragano, forte come una roccia, fragile come un cristallo. Tante sono le contraddizioni che anticipano il piccolo Idris sul campo di basket della scuola elementare Tommaso Grossi, a Milano. Il suo cuore è rimasto in Egitto con la meravigliosa nonna che lo ha cresciuto fino ai sei anni. Poi Idris è arrivato in Italia, arrabbiato e confuso, con un papà giovane e affaticato da diversi lavori e responsabilità e una mamma fantasma, distaccata e anaffettiva. Idris, racconta la sua maestra, il primo anno di scuola non rideva mai, era cupo e silenzioso, poi inaspettatamente diventava violento con i compagni e con le maestre, senza un apparente motivo, una violenza implacabile che poteva distruggere tutto, forse la protesta silenziosa di aver perso l’unica persona che per lui aveva tempo e parole tenere.

    Ai primi di maggio, in occasione della Festa della Mamma, Idris ha messo nero su bianco le sue prime parole in italiano, erano parole per la sua nonna, poche parole di disperata nostalgia. Per le insegnanti è stato difficile creare un rapporto di fiducia con un bambino ferito, con sbalzi di umore frequenti e di difficile gestione. Idris ha sempre comunicato meglio con il suo corpo, le sue doti motorie erano notevoli sia che scappasse in corridoio sia che corresse durante l’ora di motricità. Il suo modo di muoversi, così come i suoi sguardi e le sue prime parole in italiano, è sempre stato sfrecciante ma indomabile.

    Idris è cresciuto, ha imparato le regole della classe, ha imparato la lingua per comunicare la quiete e la tempesta che lo attraversavano: ma trovare degli amici con i suoi repentini slanci di amore e di odio sembrava impossibile. Una carezza era seguita da un pugno senza apparente motivazione. Idris era temuto da tutti.  Un giorno una visita medica ha svelato il segreto delle contraddizioni del piccolo: gravi problemi di ipertiroidismo dalla nascita, mai curati, e la sua tiroide per qualche strano motivo genera in lui sbalzi umorali di origine chimica. Come gestire il piccolo Idris al di là della terapia? Come aiutarlo a trovare il suo posto nel mondo? Le maestre hanno così pensato di proporre a Idris l’incontro con Laureus e il progetto minibasket per trovare gratificazioni che superassero la triste consapevolezza di non poter controllare qualcosa che portava dentro di sé. I primi allenamenti con Idris si potevano paragonare ad un giro sulle montagne russe… la sua violenza intrecciata di tenerezza, la sua purezza e la sua incapacità di mentire o di scendere a compromessi gli ha reso i rapporti con i compagni di squadra difficili, ogni sconfitta ogni errore era un uragano che il suo piccolo corpo non poteva contenere, e il contatto di un compagno o di un allenatore era desiderato ma temuto. Idris è stato comunque accolto e valorizzato per quello che sapeva fare, la sua bravura è stata coltivata dagli allenatori, la sua rabbia è stata trasformata in un’energia da leader, e il bimbo è divenuto il custode delle regole della palestra e dello stare insieme. Corre come un fulmine, vola a canestro, aiuta i compagni che sono in difficoltà: con la palla da basket tra le mani si sente forte, capace di controllare un tiro o un passaggio, paladino dello sport, le sue tempeste si liberano in una corsa da un’area all’altra del campo, e la quiete si palesa ad ogni pacca sulla spalla dell’allenatore.

    Idris quando si allena ride di gusto, ha trovato un posto in cui poter sfrecciare. Con Laureus è stato tutto più chiaro, nel pugno di Idris si nascondeva un’indomabile dolcezza.

    On December 18, 2018
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  • ♦ MINE VAGANTI: L′APPARENZA E LA SOSTANZA

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    Antonio era in crisi con maestre e familiari, una vita segnata da silenzi e momenti di agitazione improvvisa. A soli 7 anni sembrava stanco di vivere. Non si relazionava con nessun compagno, qualsiasi materia sembrava difficile e incomprensibile. Antonio rimaneva zitto e fermo di fronte a qualsiasi stimolo, chiuso in sé stesso con le braccia serrate e il viso triste; un comportamento a tratti autistico che ha spinto la maestra Betty e i genitori a chiedere consulto alla UONPIA, il servizio di neuropsichiatria infantile.

    In attesa degli esiti dei test, la maestra ha suggerito di iscrivere il piccolo ad un’attività proposta da Laureus, il progetto minibasket, per favorire la socializzazione del bambino con i compagni. Antonio, una volta entrato in palestra, sembrava incuriosito dai bambini che correvano e da quel pallone che entrava nel cesto sospeso in aria, ma tutto appariva molto difficile per lui e scelse la panchina. Si rannicchiò rivolgendo le spalle al campo e rifiutandosi di provare a fare qualsiasi esercizio, “tanto io non sono capace e voglio andare a casa mia“.

    Nonostante le apparenze, Laureus c’era su quel campo, e quella tutor seduta in panchina ha sempre accolto Antonio, i suoi sguardi schivi e i suoi giochi solitari, ha pazientemente ascoltato le sue poche parole e ha avvicinato quel pallone troppo difficile da lanciare alla sua area gioco. In quell’angolo lontano dal giudizio tanto temuto, Antonio ha sperimentato che palleggiare appariva meno complesso di quanto sembrasse, e avvicinatosi al canestro ha provato il piacere di segnare qualche punto lontano da tabelloni e commenti.

    Ha iniziato a entrare in campo silenziosamente, a copiare gli esercizi, a interagire con qualche compagno senza bisogno di parole. Quando arrivarono i risultati dalla Uonpia , Antonio aveva già disputato il suo primo torneo Laureus, sotto gli occhi stupiti di mamma e papà. Il suo apparente isolamento non era dato da difficoltà cognitive né da spettro autistico. Antonio soffriva di ansia da prestazione, in ogni contesto.

    Oggi Antonio segue il programma scolastico con la diffidenza e la paura che ancora lo accompagnano, ma è incoraggiato a mettersi alla prova. Continua a giocare a basket, è il suo secondo anno, ed è uno dei giocatori più precisi e attenti che un allenatore possa desiderare. Non sembra fanatico come altri compagni più entusiasti ed estroversi, tuttavia parlando con lui si può scoprire la magia che ha compiuto lo sport. Antonio dall’inizio dell’anno conta i canestri che fa ad ogni allenamento, e la crescita di quel numero lo motiva a non smettere mai di provare anche le attività più difficili: corre, salta, ride e marca a uomo.

    Le apparenze possono davvero ingannare: Antonio sembrava un bambino impaurito, ma ora Laureus sa che è un campione in un corpo da bambino.

    On December 5, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #11

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    Lievito Sportivo, una rubrica in pillole che racconta il mondo di Laureus Italia a cura di Gianni Ghidini, coordinatore educativo della nostra fondazione.

    Quando a fine allenamento l’istruttore formava il “cerchio” prima dei saluti, lui era sempre al centro, in prima fila, con lo sguardo rivolto verso l’alto attentissimo a non perdere una “virgola” sui commenti dell’allenatore e su comunicazioni riguardo appuntamenti successivi. Mai saltato un giorno di scuola per non saltare un solo allenamento del progetto basket, implementato dalla Laureus in collaborazione con la Kouros Napoli nella sua scuola IC San Gaetano, situata nella periferia nord.

    Primo di tre figli. Padre emigrato al nord per lavoro ed invano atteso tutte i fine settimana, aveva capito bene l’importanza che avevano quelle nuove persone nella sua vita. “Coach datemi le chiavi, prendo io i palloni”; “coach vado dal custode, faccio accendere le luci della palestra”; “coach cerco uno straccio per asciugare le gocce di condensa sul campo”. Perspicace e collaborativo, sin dal primo giorno del progetto, Salvatore, classe 2002, aveva iniziato a giocare il basket a scuola nel gennaio 2014. “Coach contatto io Sabatino, lo convinco a non mancare più in palestra”; “Coach sistemo io le borse nella vostra auto altrimenti “questi” fanno spaccare la mensola del cofano”. Sorprendentemente  responsabile nonostante i suoi dodici anni,  Salvatore frequentava il basket prendendosi cura di tutte le componenti, persone e materiali, che permettevano il buon proseguimento del progetto al quale teneva immensamente. Timido, rispettoso,  aveva trovato un punto d’incontro che lo teneva impegnato fuori dal suo rione fatto di statica periferia e di coetanei con interessi  troppo diversi dai suoi.

    Bravo giocatore, instancabile battagliero, oggi continua a giocare nel campionato FIP Under 15, allenandosi cinque giorni a settimana, oltre alla partita domenicale.

    Nell’ottobre 2017,il responsabile tecnico della ASD Kouros Napoli, gli ha proposto di fare da assistente all’istruttore del nuovo progetto Laureus con bambini di nove e dieci anni.

    Da allora, oltre a continuare con profitto l’attività di giocatore, svolge il nuovo compito con responsabilità e dedizione, frequenta i corsi di aggiornamento e formazione e guadagna anche un piccolo compenso mensile, che gli permette di  valutare un po’ di più le sue qualità, normalmente ridotte dalla sua eccessiva timidezza; ma principalmente si prende cura dei bambini per permettere di proseguire l’obiettivo del progetto al quale teneva e tiene immensamente.

    On November 21, 2018
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  • ♦ PALESTRAMORE

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    E venne il giorno della gara.
    E poi passò.
    Rimase un impetuoso desiderio di palestra.
    Palestra, laboratorio, officina, fabbrica, pieve, casa.
    Il profumo, l’odore, la  puzza di sport
    Rumore di attrezzi, urla, silenzi, respiri, risate e stridio di muscoli.
    E geometrie, estetica, bellezza coraggio, coralità, stereofonia, desiderio di gloria.
    E poi no, non ci siamo,
    Rigiochiamo, ritentiamo, ripetiamo, rinnoviamo,  riviviamo, la nostra sete di gloria quotidiana di essere il meglio che possiamo qui come nella vita.

    Gianni Ghidini

    On November 9, 2018
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  • ♦ GLOBAL SUMMIT LAUREUS SPORT FOR GOOD

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    130 programmi di sport per lo sviluppo uniscono le forze al più grande vertice di Laureus Sport for Good mai realizzato

    Il Global Summit Laureus Sport for Good in partnership con Allianz porta a Parigi programmi sportivi radicati nelle comunità locali di tutto il mondo per condividere le conoscenze e le migliori prassi in materia di inclusione e uguaglianza di genere.

    “Questo evento è stato molto significativo per ricordarci che il movimento Sport for Good è in mani capaci di innovare e fonte di ispirazione, ha affermato il Presidente di Laureus Academy Sean Fitzpatrick.

    Laureus Sport for Good si sta impegnando ad affermarsi in Francia con il supporto di Mercedes-Benz.

    Programmi sportivi mirati al cambiamento e fonte di ispirazione, provenienti da tutto il mondo, hanno delineato il loro impegno a continuare a lavorare con i giovani utilizzando lo sport per creare una società più inclusiva. L’evento, che si è svolto all’INSEP di Parigi, ha coinvolto 130 programmi sostenuti da Laureus organizzati in sessioni motivazionali, discussioni coinvolgenti e dibattiti appassionati.  L’attenzione è stata rivolta al modo in cui lo sport può plasmare una società in cui le persone con diverse esigenze fisiche e intellettuali siano pienamente integrate, e a cui le donne e le ragazze partecipino in modo paritetico.

    I leader del programma hanno condotto sessioni di formazione sui metodi che utilizzano per rendere le loro comunità e programmi più inclusivi ed esempi di parità di genere. Oltre ad imparare a svilupparsi come leader nel settore dello sport mirato alla creazione di apertura e miglioramento, i delegati aderenti al Summit hanno avuto anche la possibilità di relazionarsi con leggende sportive e membri della famiglia Laureus. Ai campioni olimpici e paralimpici Daley Thompson, Tanner-Grey Thompson, Fabian Cancellara, Anna Schaffelhuber e Andy Barrow si sono unite le leggende del rugby Sean Fitzpatrick e Bryan Habana, l’asso del cricket Steve Waugh, la star internazionale di calcio Jens Lehmann e la leggenda del tennis Mansour Bertoni. Queste glorie sportive hanno condiviso le proprie esperienze personali sul potere dello sport per cambiare la vita e hanno ispirato i leader del programma a continuare il loro lavoro come motore che cambia la vita.

    Laureus Sport for Good, con il sostegno di Mercedes-Benz Francia, ha anche annunciato la sua intenzione di espandere la sua attività fonte di cambiamento grazie allo sport per migliorare la vita dei giovani in Francia.

    Nel corso dei prossimi dodici mesi, Laureus inizierà a sostenere partner innovativi a Parigi, Lione, Lilla e Marsiglia. Sia Laureus che Mercedes si impegnano a collaborare con le comunità per migliorare la coesione e la mobilità sociale attraverso il potere dello sport. Sean Fitzpatrick, Presidente della Laureus World Sports Academy, ha dichiarato: “Abbiamo vissuto tre giorni incredibili qui a Parigi. Siamo estremamente orgogliosi del lavoro che i partner del programma Laureus stanno facendo in tutto il mondo, usando lo sport per aiutare i giovani a superare la violenza e la discriminazione. I partner del nostro programma sono profondamente radicati nelle loro comunità locali, ovunque lavorino, ed è stato meraviglioso sentire parlare dei modi creativi in cui lo sport viene utilizzato per modellare le vite e trasformare le comunità”.

    On October 19, 2018
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  • ♦ LIEVITO SPORTIVO #10

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    Ottobre. Via Beato Angelico a Milano. C’è il sole. È sabato.

    Una giornata di formazione a trenta giovani allenatori. Figli della Pro Patria 1883, Polisportiva milanese di primo piano e di grande storia.

    È la Fondazione Laureus ad essere stata scelta da questa storica società sportiva, per testimoniare non solo la stima reciproca ma una base di valori comuni centrati sullo sport.

    Abbiamo seminato per sei ore. È uno dei compiti più ambiziosi di Fondazione Laureus, formare allenatori che sappiano unire l’aspetto sportivo e quello educativo.

    Un piacere ed un onore al fianco di Alessandra Stella, psicologa dello sport.

    Secondo la giusta prassi della formazione, abbiamo preparato un test finale di comprensione per avere un feedback dai nostri uditori. Gli allenatori dovevano indicare i fattori chiave che un allenatore di qualità deve sempre tenere presente, e ciò che mai, per nessun motivo deve fare per non cadere nel pressapochismo e nella mediocrità educativa e sportiva.

    Ecco la sintesi delle risposte.

    Cosa devo sempre ricordare:

    • Mostrare interesse e partecipazione per l’arrivo in palestra dei bambini;
    • Dettare e spiegare il senso delle regole che governeranno la vita del gruppo;
    • Essere accogliente ed autorevole nello stesso tempo;
    • Essere ambizioso nella ricerca dei miglioramenti di tutti i bambini e del gruppo;
    • Di essere un esempio;
    • “Sudare” entusiasmo e partecipazione;
    • Favorire la partecipazione gioiosa ed appassionata dei bambini, perché senza questo non c’è apprendimento;
    • Rispettare i bambini ed i loro diritti senza compiacerli sempre;
    • Considerare le differenze individuali come storie e sensibilità.

    Cosa non devo mai fare:

    • Demotivare i bambini attraverso una scarsa partecipazione emotiva;
    • Non far seguire alle parole i fatti;
    • Il boss ma cercare di essere un leader positivo;
    • Avere un volto inespressivo di fronte alle vicende dell’allenamento;
    • Annacquare l’immaginazione fantastica che lo sport porta con sé;
    • Proporre sempre cose facili così da accontentare tutti;
    • Abbandonare gli ultimi;
    • Sottovalutare od ignorare le loro emozioni;
    • Sottolineare solo i difetti e non rimarcare anche il positivo;

    È un lavoro e una passione preparare i raccolti di domani. E con queste basi si può fare.

    On October 17, 2018
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  • ♦ INSIEME PER GENOVA: LA GRANDE PARTITA DI SOLIDARIETA′ CON LA NAZIONALE BASKET ARTISTI

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    Si giocherà venerdì 12 ottobre al PalaFerraris, fondi a favore delle famiglie sfollate dopo il crollo del ponte Morandi di Genova. Squadra allenata da Giampiero Ventura.

    La Nazionale Basket Artisti è un team formato da personaggi dello spettacolo, della Televisione e da Campioni del basket che da 18 anni gioca a pallacanestro per solidarietà. Ad oggi, tra i convocati ci sono DJ Ringo (Direttore Artistico di Virgin Radio), Geppi Cucciari, Fabrizio Biggio (i Soliti Idioti), gli ex calciatori del Milan Massimo Ambrosini e Alessandro Costacurta, l’attrice Valeria Solarino, il musicista Fabio Frizzi(fratello di Fabrizio per tanti anni Presidente del team degli artisti), i comici liguri Antonio Ornano, Maurizio Lastrico e Stefano Nosei, i giornalisti Stefano Meloccaro, Alessandro Mamoli, Flavio Tranquillo e Bibi Velluzzi, la cantante Simona Molinari, gli imprenditori Ottavio Missoni e Paolo Beretta, i dj Pippo Palmieri (Zoo di 105) e Marco Galli (Radio GRP).

    Il 14 agosto l’Italia intera, ed in particolare il Nord-Ovest, veniva scossa dal disastro dovuto al crollo del Ponte Morandi di Genova. Il “Ponte di Brooklyn”, com’erano soliti chiamarlo i genovesi per la sua imponenza, era l’arteria principale di collegamento tra mare e montagna, tra Italia e Francia, ma anche tra Genova stessa: il suo crollo ha comportato una città divisa in due, ma anche disagi nella viabilità e tantissime famiglie sfollate che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. “Da quel momento è iniziata una catena di solidarietà dal quale nessuno si è tirato indietro e in cui come società crediamo particolarmente e vogliamo farne parte” comunica lo staff. “E’ stato un onore accettare l’invito della Nazionale Basket Artisti: organizzare al PalaFerraris una partita tra il team degli artisti e dall’altra parte i campioni della pallacanestro che per una sera indosseranno la divisa Zena Friends”

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    On October 10, 2018
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